Sotto le montagne degli Alpi, tra Francia e Italia, sta prendendo forma uno dei più grandi tunnel ferroviari mai costruiti nella storia. È un’opera che attraversa la roccia per chilometri e chilometri, frutto di decenni di discussioni e progetti che finalmente, ormai da un lustro, hanno trovato la strada del cantiere. Macchinari pesanti, migliaia di operai e un obiettivo ben preciso: collegare Milano a Parigi in poco meno di quattro ore. Non si tratta soltanto di unire due Paesi, ma di costruire il cuore del Corridoio Mediterraneo della rete transeuropea dei trasporti, quello che dovrebbe legare il sud Europa da est a ovest.
Tunnel del Moncenisio: un colosso scavato nella roccia
Il pezzo centrale di tutto questo è il tunnel di base del Moncenisio, destinato a diventare uno dei più lunghi al mondo. Sulla carta si parla di 115 chilometri, ma c’è una precisazione da fare. L’opera è composta da due gallerie ferroviarie parallele a binario unico, ciascuna lunga 57,5 chilometri. Nel tunnel principale ci saranno poi quattro punti di accesso, 204 rami di sicurezza e una rete logistica sotterranea completa di pozzi di ventilazione.
Quando entrerà in funzione, i treni potranno attraversare le Alpi su un tracciato praticamente pianeggiante. Addio quindi alle pendenze attuali, quelle che oggi costringono i convogli a rallentare e a ridurre il carico. Le gallerie si collegheranno alle linee esistenti a Saint-Jean-de-Maurienne sul versante francese e a Susa su quello italiano. In questo momento sul cantiere lavorano oltre 3.300 persone, con un picco previsto di 4.000 lungo l’intera sezione transfrontaliera. A febbraio di quest’anno, sul lato francese, era già stato scavato il 29% del totale.
Perché conta davvero
Che il viaggio in treno tra i due Paesi diventerà più rapido e comodo è ormai un dato di fatto. Il tragitto Parigi-Milano passerà dalle attuali sette ore a circa quattro ore e mezza, e questo fa guadagnare punti al treno rispetto all’aereo su una rotta trafficatissima. Ma il vantaggio più grande riguarda la logistica delle merci. Oggi le Alpi obbligano buona parte del commercio tra il nord e il sud Europa a viaggiare su gomma, con tutto il costo ambientale e la congestione che ne derivano.
La storia di questo tunnel è lunga e accidentata. L’idea risale agli anni Novanta, ma ha collezionato decenni di rinvii per ragioni politiche, soprattutto dal lato italiano. Solo nel 2021 il progetto si è sbloccato in via definitiva con la firma dei contratti sul versante francese. La Corte dei Conti europea ha però avvertito all’inizio dell’anno che l’obiettivo di averlo pronto entro il 2030 non verrà rispettato. Chi promuove l’opera indica ora il 2033 come data di apertura al traffico.
I numeri e i nodi ancora aperti
Il costo del tratto si aggira sugli 11.100 milioni di euro, il 30% in più rispetto alla stima iniziale del 2015. Il finanziamento è ripartito così: 40% Unione Europea, 35% Italia, 25% Francia. Sul fronte dei tempi, oltre alla Milano-Parigi in quattro ore e mezza, la Torino-Lione scenderà da 3 ore e 47 minuti a 1 ora e 47 minuti, mentre la Torino-Parigi arriverà attorno alle quattro ore. Secondo le stime, si parla di 700.000 camion in meno sulle strade ogni anno, pari a 3 milioni di tonnellate di anidride carbonica risparmiate.
A occuparsi di progettazione, costruzione e gestione è TELT, la società creata appositamente, formata al 50% dallo Stato italiano tramite Ferrovie dello Stato e al 50% da quello francese. Nell’esecuzione interviene poi un consorzio di grandi aziende europee, tra cui la tedesca Herrenknecht, autentica istituzione nel campo delle frese scavatrici. Per scavare si combinano due metodi: le enormi TBM, lunghe 180 metri e con un diametro di 10,4 metri, per i tratti più lunghi, e il tradizionale metodo di perforazione ed esplosivo dove la geologia si complica.
Non mancano le ombre. I costi sono lievitati e rischiano di farlo ancora, basti pensare al vicino tunnel del Brennero, cresciuto del 40% rispetto alle previsioni di partenza. C’è poi la questione ambientale: gruppi ecologisti denunciano da anni i danni all’ecosistema alpino, e alcune sorgenti della zona hanno già iniziato a prosciugarsi a causa dei lavori. Infine il progetto ha raccolto critiche perché il traffico ferroviario e su strada nel corridoio stava calando proprio quando l’opera venne approvata, mettendo in dubbio la futura redditività dell’investimento.