La storia del Trump Phone continua ad allungarsi, e non in senso positivo. Dopo aver scoperto che lo smartphone presentato come prodotto americano altro non era che un HTC U24 Pro rimarchiato, ora a fare rumore è l’addio di chi si occupava della comunicazione. Poplar Group, l’agenzia che gestiva le relazioni pubbliche di Trump Mobile, ha deciso di chiudere ogni rapporto con la società legata alla famiglia del Presidente degli Stati Uniti.
A confermarlo è stato uno dei fondatori, Chris Walker, con parole piuttosto secche. La compagnia, ha detto, “non assisterà oltre Trump Mobile“. Una frase che mette nero su bianco la rottura, senza troppi giri di parole. Il nome di Walker, peraltro, non è nuovo in questa vicenda, e questo rende il suo passo indietro ancora più significativo.
Cosa potrebbe aver fatto traboccare il vaso
Non sono stati resi noti i motivi precisi dietro la decisione di Poplar Group, ma una pista appare più credibile delle altre. Tutto sembra ruotare attorno alla vera natura del T1 Phone, il telefono al centro di tutta la faccenda. In passato proprio Walker si era esposto in prima persona, garantendo che si trattasse di un prodotto al 100 per cento americano, con tanto di dichiarazione rilasciata a USA Today.
Peccato che le cose stessero diversamente. E ritrovarsi ad aver difeso pubblicamente un dispositivo che poi si rivela un riadattamento di un modello già esistente non è una bella posizione per chi lavora nella comunicazione. Da qui l’ipotesi più logica, ovvero che l’agenzia abbia preferito tirarsi fuori prima di rimetterci la reputazione.
Le bugie emerse fin dal primo annuncio del T1 Phone hanno probabilmente pesato non poco. Continuare a curare l’immagine di un’azienda finita nel mirino per dichiarazioni poco trasparenti avrebbe potuto trasformarsi in un boomerang. Meglio sganciarsi, sembra aver pensato Poplar Group, e prendere le distanze da una situazione che si faceva sempre più scomoda.
E adesso chi gestisce la comunicazione
Al momento non si sa se Trump Mobile abbia già individuato un’altra agenzia pronta a raccogliere il testimone. È una di quelle informazioni che, con ogni probabilità, salterà fuori a breve, vista l’attenzione che ruota intorno a tutta la vicenda. Quel che è chiaro è che il progetto, partito con grandi proclami sulla produzione americana, sta perdendo pezzi importanti uno dopo l’altro.
L’abbandono del team PR si aggiunge così a una lista di problemi che, dal lancio in poi, non ha fatto altro che crescere. Prima la scoperta del rebrand dello smartphone, ora la fuga di chi avrebbe dovuto raccontare al pubblico la versione ufficiale dei fatti. Difficile immaginare uno scenario peggiore per chi sperava di costruire l’immagine di un dispositivo simbolo del made in America.
Resta il fatto concreto, e cioè che Poplar Group non lavora più per Trump Mobile, e che la dichiarazione di Walker chiude definitivamente quel capitolo. Il futuro della comunicazione del marchio, per ora, è tutto da scrivere.