AST SpaceMobile ha rimesso piede sulla mappa con un lancio andato a buon fine, dopo mesi complicati. La società punta a portare la banda larga cellulare direttamente dallo spazio sugli smartphone, senza bisogno di antenne speciali o modifiche ai telefoni. E mentre Starlink viene spesso accusata di muoversi quasi da monopolista, la verità è che di rivali veri ce ne sono pochissimi. Nessuno, finora, ha avviato un servizio commerciale. AST SpaceMobile, però, si sta avvicinando a quel traguardo più di chiunque altro.
AST SpaceMobile sfida Starlink: un lancio riuscito dopo l’inciampo di aprile
Ad aprile le cose non erano andate come previsto. Il satellite BlueBird 7 era finito nell’orbita sbagliata a causa del razzo New Glenn di Blue Origin. Una battuta d’arresto pesante, che però non ha fermato la corsa. Di recente la società ha messo in orbita bassa tre satelliti di nuova generazione, i BlueBird 8, 9 e 10.
Si tratta delle più grandi antenne commerciali per comunicazioni mai portate nello spazio. L’idea è costruire una costellazione capace di offrire connettività cellulare a smartphone normali, quelli che tutti abbiamo in tasca. Come ha sottolineato Abel Avellan, fondatore e amministratore delegato di AST SpaceMobile, nel giugno 2026, questi satelliti rappresentano un progetto un tempo ritenuto impossibile, ovvero portare la banda larga cellulare dallo spazio a chiunque, ovunque.
Velocità doppie e la sfida a SpaceX
Ogni satellite monta array di circa 220 metri quadri. Antenne così grandi significano una copertura più mirata, meno interferenze e una capacità maggiore. I nuovi BlueBird promettono il doppio della velocità di picco rispetto ai modelli Block 1, che di recente avevano toccato i 98,9 Mbps in download direttamente sugli smartphone.
Parliamo quindi di picchi attorno ai 200 Mbps, numeri che aprono la porta a esperienze ben più ricche rispetto al servizio a banda stretta di Starlink. Questo è stato il primo lancio andato in porto nel 2026. La società aveva iniziato l’anno con sette satelliti in orbita e spera di chiuderlo con 45.
L’inciampo di aprile ha costretto a ridimensionare l’obiettivo, da 60 a 45 satelliti, spostando di fatto al prossimo anno l’arrivo dei servizi direct-to-device, la connessione diretta tra satellite e telefono. Per riuscirci, AST conta di mantenere un ritmo di un lancio ogni uno o due mesi. C’è chi però invita alla prudenza. Tim Farrar, analista del settore satellitare e presidente di TMF Associates, non si aspetta un servizio commerciale prima della seconda metà del 2027, più di due anni dopo l’avvio della beta di Starlink D2D, nata dalla partnership con T-Mobile. Tradotto, gli utenti AT&T e Verizon dovranno aspettare ben oltre il 2026 promesso.
Un concorrente che pesa, anche se non è Starlink
AST SpaceMobile non ha le stesse ambizioni di Starlink, questo è chiaro. Ma il suo ingresso nel mondo del direct-to-device potrebbe incrinare la presa quasi totale che SpaceX ha oggi sul settore cellulare. I satelliti di SpaceX non saranno fisicamente enormi come quelli di AST, eppure l’azienda ha già 650 satelliti V1 in orbita, che supportano 7,4 milioni di dispositivi al mese in 30 paesi. Il piano prevede il debutto dei satelliti V2 di nuova generazione nel 2027, capaci di gestire banda larga e connettività IoT oltre ai messaggi e ai dati leggeri.
La domanda vera, alla fine, è un’altra, ovvero se agli utenti tutto questo interessi davvero. Il servizio T-Satellite di T-Mobile a maggio ha rappresentato appena lo 0,0002% del traffico totale di rete, segno piuttosto eloquente che la maggior parte delle persone non sente spesso il bisogno di affidarsi a una connessione di questo tipo.