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Touchscreen in tessuto: lo schermo flessibile che va in lavatrice

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Un gruppo di ricercatori di Singapore ha messo a punto un touchscreen in tessuto capace di piegarsi e di resistere ai lavaggi in lavatrice, un passo che potrebbe cambiare il modo in cui interagiamo con la tecnologia di tutti i giorni. L’idea è semplice da raccontare e molto meno da realizzare. Basterebbe sfiorare la manica della giacca per cambiare brano, leggere una notifica appena arrivata o dare un’occhiata ai propri parametri di salute, senza tirare fuori il telefono dalla tasca.

Per anni lo schermo tattile è rimasto legato a un’immagine precisa, quella di smartphone, tablet e display di ogni genere. Oggetti rigidi, piatti, pensati per stare in mano o su una scrivania. Questa nuova ricerca invece suggerisce che il tocco potrebbe presto diventare molto più fruibile e spostarsi anche su supporti di natura completamente diversa, a partire proprio dagli abiti che indossiamo ogni giorno.

Perché portare un display sui vestiti era così complicato

Lo scenario potrebbe diventare concreto grazie a una tecnologia in grado di trasformare un comune tessuto in un vero e proprio touchscreen a colori. Detta così sembra quasi banale, ma fino a oggi integrare un display direttamente negli indumenti si era rivelato particolarmente difficile. E il motivo è piuttosto intuitivo, anche per chi di elettronica non sa granché.

Gli schermi tradizionali si basano su componenti elettronici disposti su superfici relativamente rigide. Una stoffa invece deve comportarsi in tutt’altro modo. Deve potersi piegare, allungare, adattarsi ai movimenti del corpo e soprattutto sopportare i lavaggi, cosa che per un pannello classico sarebbe semplicemente impensabile. Due mondi che fino a poco tempo fa sembravano incompatibili, con esigenze opposte e quasi nessun punto di contatto.

Ecco perché l’idea di un display tessile è rimasta a lungo più un desiderio che una possibilità reale. Non bastava rendere più sottile o più leggero uno schermo esistente, serviva ripensare da capo il modo stesso in cui pixel e sensori vengono costruiti e collocati.

Le fibre elettroniche sviluppate a Singapore

È proprio qui che entra in gioco il lavoro di un gruppo di ricercatori della National University of Singapore, nota anche con la sigla NUS. Il team è riuscito ad affrontare il problema partendo dalla base, cioè dal filo, e ha sviluppato speciali fibre elettroniche che svolgono contemporaneamente due compiti diversi.

Da un lato queste fibre funzionano come pixel luminosi, quindi sono in grado di emettere luce e di comporre immagini a colori. Dall’altro si comportano come sensori tattili, capaci di percepire il tocco delle dita. In pratica la stessa struttura che mostra le informazioni è anche quella che riceve i comandi, proprio come accade sullo schermo di un telefono, solo che qui tutto è intrecciato nella trama di una stoffa.

Questa doppia funzione è il cuore della soluzione. Invece di appoggiare un pannello rigido sopra un capo d’abbigliamento, con tutti i limiti che ne deriverebbero, l’elettronica diventa parte integrante del materiale stesso. Il risultato è un touchscreen flessibile che conserva le caratteristiche di un normale tessuto, quindi si piega e può essere lavato in lavatrice, e allo stesso tempo permette di visualizzare contenuti e interagire con essi attraverso un semplice tocco.

Le possibili applicazioni sono quelle già accennate. Gestire la riproduzione musicale, controllare le notifiche o monitorare i parametri di salute con un gesto rapido sulla manica, senza dover ricorrere a dispositivi separati. Il touchscreen in tessuto sviluppato dalla NUS punta proprio a portare queste funzioni direttamente sugli abiti, grazie a fibre che fanno da pixel e da sensore nello stesso momento.

Fonte: TecnoAndroid

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