La nuova funzione di Tinder basata sull’intelligenza artificiale sta già facendo discutere, e non potrebbe essere altrimenti. L’app di dating più famosa al mondo sta testando in Australia una feature piuttosto singolare: analizzare le foto presenti sullo smartphone dell’utente per individuare i suoi interessi e migliorare il profilo. Sembra una buona idea sulla carta, ma nella pratica le cose si complicano parecchio.
Il meccanismo funziona così: Tinder accede alla galleria fotografica del telefono, seleziona gli scatti più adatti al profilo e cerca di capire cosa piace alla persona. Animali domestici, sport, cibo, viaggi. L’obiettivo dichiarato è rendere i profili più autentici e interessanti, superando quella sensazione di piattezza che ormai affligge moltissime app di incontri. Mark Kantor, responsabile prodotto di Tinder, ha spiegato al sito 404media il ragionamento con un esempio pratico: se una persona ha una sola foto con un cane su 20.000 scatti totali, questo non significa che sia un amante degli animali. L’IA dovrebbe essere in grado di cogliere queste sfumature e proporre suggerimenti coerenti.
Protezioni sulla privacy, ma non abbastanza per tutti
Tinder ha messo in campo alcune contromisure. Il trattamento dei dati avviene interamente in locale sul dispositivo, senza che le immagini vengano caricate sui server dell’azienda. Le foto esplicite vengono filtrate, i volti sfocati, e soprattutto nulla viene pubblicato in automatico. L’intelligenza artificiale si limita a proporre dei suggerimenti, poi sta all’utente decidere cosa condividere e cosa no. Kantor ha insistito su questo punto: ognuno resta libero di scegliere cosa mostrare sul proprio profilo Tinder.
Eppure, nonostante questi accorgimenti, restano diversi nodi irrisolti. La galleria foto di uno smartphone è un archivio molto personale. Può contenere documenti d’identità, referti medici, foto intime, screenshot di conversazioni private. E qui arriva il problema più grosso: l’utente non ha modo di escludere determinate immagini dall’analisi dell’IA. Tinder non offre la possibilità di selezionare quali cartelle o quali foto rendere accessibili e quali no. È un approccio tutto o niente che, comprensibilmente, mette a disagio parecchie persone.
Un contesto che non aiuta a fidarsi
La questione diventa ancora più delicata se si considera il passato delle app di incontri in materia di sicurezza informatica. Diverse piattaforme di dating hanno subìto violazioni e fughe di dati nel corso degli anni, esponendo informazioni sensibili di milioni di utenti. In un settore dove la fiducia è già fragile, introdurre una funzione che accede all’intera galleria fotografica rappresenta una mossa rischiosa.