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Anche TIM ha aderito al Piano Voucher Cloud & Cybersecurity del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la misura che offre alle piccole e medie imprese contributi a fondo perduto per investire in nuovi servizi digitali. Il meccanismo è abbastanza lineare: il voucher copre fino alla metà dei costi ammessi, con un tetto di 20.000 euro per ciascuna azienda. Il calendario è già fissato. Dal 20 ottobre si potranno compilare le domande, ma per trasmetterle bisognerà aspettare il 10 novembre.
L’operatore partecipa all’iniziativa del MIMIT attraverso le divisioni Business ed Enterprise. Mette in campo i propri servizi cloud, le soluzioni per la sicurezza informatica e una serie di strumenti basati sull’intelligenza artificiale. In pratica le realtà interessate potranno rivolgersi a TIM come fornitore per gli interventi finanziati, scegliendo tra un’offerta che tocca diversi aspetti della trasformazione digitale.
Cosa si può fare con il voucher cloud
Le possibilità sono parecchie. Un’azienda potrebbe sfruttare il contributo per sostituire programmi utilizzati da anni e ormai superati, per spostare una parte dei propri dati sul cloud oppure per rivedere da capo i sistemi di protezione della rete. Sono operazioni che molte imprese rimandano da tempo, e non per pigrizia. Nelle realtà più piccole il costo di questi aggiornamenti può pesare molto sui bilanci, al punto da far slittare interventi che sarebbero necessari già da un pezzo. Ed è proprio su questo freno economico che il voucher prova a intervenire.
Le risorse stanziate dal Ministero ammontano a 150 milioni di euro. Di questi, circa 71 milioni sono riservati agli investimenti nelle regioni del Mezzogiorno, una quota consistente che punta a sostenere il tessuto produttivo del Sud.
Anche l’elenco delle spese ammissibili è piuttosto ampio. Si parte dai firewall e dagli antivirus, per poi passare ai sistemi di backup, ai database e ai servizi di archiviazione sulla nuvola. Rientrano nel perimetro anche diversi software gestionali, come quelli impiegati per la contabilità, per la gestione del personale o per le attività commerciali. A questi si aggiungono alcuni servizi indispensabili per configurare e mantenere operativi i sistemi acquistati, un dettaglio non da poco per chi non dispone di un reparto informatico interno.
Requisiti e importi del contributo
Per ottenere i fondi occorre rispettare le condizioni stabilite dal Ministero. Possono presentare domanda le micro, piccole e medie imprese e i lavoratori autonomi, a patto che soddisfino una serie di requisiti. Tra questi figura una connessione Internet con una velocità di almeno 30 Mbps in download, una soglia pensata per garantire che i servizi acquistati possano funzionare davvero.
Sul fronte economico ci sono due paletti da tenere presenti. Il contributo minimo è di 4.000 euro, che corrisponde a una spesa ammissibile di almeno 8.000 euro. Chi punta invece all’importo massimo dovrà mettere in conto un investimento di almeno 40.000 euro, la metà dei quali potrà essere coperta dal voucher. In entrambi i casi, quindi, resta valida la regola del contributo pari al 50% della spesa sostenuta.
C’è poi un ultimo vincolo da non sottovalutare. Prodotti e servizi dovranno essere acquistati esclusivamente da fornitori iscritti nell’apposito elenco del MIMIT, ed è per questo che l’adesione di TIM consente alle imprese di rivolgersi all’operatore per le soluzioni cloud, di sicurezza informatica e di intelligenza artificiale incluse nel piano.
Fonte: TecnoAndroid


