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Il sistema missilistico antinave NMESIS sta per arrivare a pochi passi da Taiwan, e la scelta non ha nulla di casuale. Il controllo delle rotte marittime che circondano l’isola è infatti uno degli aspetti più delicati degli equilibri militari nell’Indo Pacifico. In caso di crisi con la Cina, la possibilità concreta di bloccare il transito delle navi militari potrebbe fare tutta la differenza del mondo, ed è proprio su questo punto che Washington e Tokyo stanno investendo una fetta sempre più ampia delle proprie energie.
Non si tratta di un dettaglio tecnico per addetti ai lavori. Chi controlla il mare attorno a un’isola, in uno scenario di tensione, ne condiziona l’accesso, i rifornimenti e la libertà di movimento delle flotte. Ecco perché Stati Uniti e Giappone considerano questa capacità un tassello centrale della loro strategia comune nella regione, e perché ogni mossa in quella direzione viene osservata con grande attenzione.
Keen Sword e lo sbarco a Yonaguni
L’occasione per mettere alla prova questa capacità sarà l’esercitazione congiunta Keen Sword, in programma dal 19 al 29 ottobre. Durante quei giorni i Marines statunitensi porteranno per la prima volta il sistema NMESIS sull’isola giapponese di Yonaguni, un piccolo lembo di terra che si trova ad appena 110 chilometri dalle coste taiwanesi. Una vicinanza che pesa parecchio, soprattutto se si considera la portata delle armi coinvolte.
I missili impiegati da questo lanciatore sono infatti in grado di colpire bersagli navali a oltre 185 chilometri di distanza. Messa così, la geografia parla da sola. Da una postazione collocata a Yonaguni, il raggio d’azione supera ampiamente lo spazio di mare che separa l’isola giapponese da Taiwan, e questo rende la presenza del sistema in quell’area particolarmente significativa sul piano strategico. L’esercitazione serve proprio a farsi trovare pronti a qualunque evenienza, testando sul campo un dispositivo pensato per interdire il passaggio delle unità navali avversarie.
Il fatto che si tratti della prima volta in cui il sistema raggiunge quell’isola dà all’appuntamento un peso diverso rispetto alle manovre abituali. Non è soltanto un addestramento come tanti altri, ma un segnale preciso sul tipo di capacità che l’alleanza tra americani e giapponesi intende sviluppare lungo questo tratto di mare così sensibile.
Come funziona il sistema NMESIS
Vale la pena capire meglio che cosa renda interessante questo apparato. Il nome NMESIS è l’acronimo di Navy Marine Expeditionary Ship Interdiction System, e già la denominazione chiarisce lo scopo principale, cioè l’interdizione delle navi in contesti di spedizione. Il cuore del sistema è un veicolo terrestre senza equipaggio che trasporta due missili Naval Strike Missile, gli ordigni a cui si deve quella gittata superiore ai 185 chilometri.
Il punto di forza sta soprattutto nella mobilità. Il mezzo può essere trasferito con rapidità da una postazione costiera all’altra, un aspetto tutt’altro che secondario quando si opera in un arcipelago e si vuole evitare di restare a lungo nello stesso punto. A questo si aggiunge un vantaggio pensato per la sicurezza delle truppe, perché il veicolo è in grado di operare senza esporre direttamente il personale militare nelle immediate vicinanze del lanciatore.
Fonte: TecnoAndroid


