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La Commissione europea ha emesso il suo primo verdetto preliminare sul feed “Per Te” di TikTok e il giudizio è tutt’altro che morbido. Secondo Bruxelles il sistema che decide quali video mostrare agli utenti viola il Digital Services Act, cioè la legge europea sui servizi digitali, perché rischia di intrappolare le persone in una spirale di contenuti capace di generare dipendenza e ansia.
Al centro della contestazione c’è quello che in gergo viene chiamato effetto “rabbit hole”, la famosa tana del coniglio. L’algoritmo può trascinare chi scorre lo schermo dentro un loop infinito di clip sempre più simili tra loro, con possibili conseguenze negative sul benessere psicologico. Se le conclusioni preliminari venissero confermate, TikTok rischierebbe una sanzione fino al 6% del fatturato annuo mondiale, una cifra potenzialmente enorme viste le dimensioni della piattaforma.
Il peso eccessivo del tempo di visualizzazione
Il meccanismo finito sotto accusa non è affatto un’esclusiva del social cinese. Si tratta del principio alla base di qualsiasi algoritmo di raccomandazione moderno, che osserva come ci si comporta davanti ai video (quanto a lungo vengono guardati, se ricevono un “mi piace”, se finiscono tra i salvati) e sfrutta questi segnali per stabilire cosa proporre subito dopo.
Il nodo, per la Commissione, sta nel fatto che il tempo di visualizzazione conta in modo sproporzionato rispetto alle preferenze dichiarate in maniera esplicita. Basta restare tre minuti su un video dedicato alla perdita di peso, magari per semplice curiosità, perché il sistema lo legga come un segnale di forte interesse e cominci a servire una cascata di contenuti dello stesso genere. Lo stesso accade con argomenti legati alla salute mentale, all’immagine corporea e ai disturbi alimentari.
L’esposizione ripetuta a materiale di questo tipo, avverte Bruxelles, può accentuare tristezza e ansia, alimentare l’insoddisfazione verso il proprio corpo e peggiorare condizioni già presenti. Il pericolo viene considerato particolarmente alto per i minori e per gli adulti più vulnerabili. Del resto non è la prima volta che la piattaforma finisce sotto la lente per questioni simili, visto che in passato alcuni ex dipendenti avevano raccontato che l’azienda era consapevole dei danni ai più giovani senza intervenire in modo adeguato.
Cosa chiede Bruxelles e le altre contestazioni aperte
Le contromisure già introdotte da TikTok per arginare il fenomeno, stando alle conclusioni preliminari, non sono sufficienti. Gli strumenti pensati per variare i contenuti non ridurrebbero abbastanza la frequenza con cui l’algoritmo ripropone video affini, mentre i controlli messi a disposizione degli iscritti risulterebbero troppo deboli. Perfino il pulsante “Non mi interessa”, osserva l’esecutivo europeo, potrebbe non incidere davvero sulle raccomandazioni.
Per questo la Commissione europea chiede una serie di modifiche precise. La piattaforma dovrebbe dare più importanza alle preferenze espresse direttamente dagli utenti, smettere di usare il tempo di visualizzazione come indicatore principale, rendere i controlli sul feed “Per Te” più accessibili ed efficaci e sottoporre l’algoritmo a test regolari per verificarne gli effetti.
Adesso la società avrà la possibilità di esaminare gli atti dell’indagine e presentare le proprie osservazioni. Questa è soltanto una delle contestazioni all’interno del procedimento formale avviato in base al DSA. In precedenza erano già arrivate conclusioni preliminari sulla dipendenza legata al design a febbraio 2026, sulla tutela dei minori a luglio 2026 e sull’accesso ai dati per i ricercatori a ottobre 2025. L’unico capitolo chiuso finora riguarda la trasparenza pubblicitaria e si è concluso a dicembre 2025 con impegni vincolanti da parte della piattaforma.
Fonte: TecnoAndroid


