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Il telescopio Euclid è stato progettato per osservare galassie lontanissime, eppure una delle sue scoperte più curiose arriva da un angolo di cosmo decisamente più vicino. Guardando “sopra” il Sole, lo strumento ha individuato un oggetto finora sconosciuto che si muove all’interno del Sistema Solare, lungo un percorso talmente ampio da richiedere circa 345.000 anni per completare un’orbita intera. Per un osservatorio pensato per lo spazio profondo è un risultato quasi fuori programma, e proprio per questo merita attenzione.
Un telescopio nato per le galassie lontane
Il compito principale di Euclid riguarda distanze enormi. La sua missione è rivolta a galassie remote, molto oltre i confini del nostro vicinato cosmico. Nessuno, insomma, si aspettava che uno strumento del genere finisse per aggiungere un nuovo tassello alla mappa degli oggetti che girano attorno al Sole.
Eppure succede più spesso di quanto si pensi. Quando un telescopio fotografa porzioni di cielo alla ricerca di sorgenti lontanissime, nel suo campo visivo può entrare anche qualcosa di molto più vicino, che magari nessuno aveva mai notato prima. È un po’ come scattare una foto a un panorama sullo sfondo e accorgersi solo dopo di un dettaglio in primo piano. In questo caso il dettaglio è un corpo celeste che appartiene a pieno titolo al nostro Sistema Solare, anche se fino a ora era sfuggito a ogni catalogo.
La particolarità sta anche nella direzione dell’osservazione. Lo sguardo del telescopio era rivolto “sopra” il Sole, cioè in una zona di cielo diversa da quelle normalmente esplorate. Proprio lì è comparso il nuovo arrivato, segno che anche le regioni meno battute possono nascondere qualche sorpresa.
Un’orbita che dura 345.000 anni
Il dato che colpisce di più riguarda la traiettoria dell’oggetto. Per tornare al punto di partenza impiega circa 345.000 anni, una cifra difficile perfino da immaginare. Per avere un termine di paragone basta pensare che la Terra completa il suo giro attorno al Sole in un solo anno, mentre questo corpo ha bisogno di centinaia di migliaia di anni per fare lo stesso.
Un periodo orbitale così lungo dice già parecchio sulla natura del percorso. Un oggetto che impiega tanto tempo per chiudere il proprio giro deve muoversi su un’orbita molto estesa, che lo porta a grandi distanze dalla nostra stella. È proprio questa caratteristica a rendere tali corpi così difficili da individuare, perché per lunghissimi periodi restano lontani, deboli e quasi invisibili agli strumenti.
Ed è qui che la scoperta del telescopio Euclid assume un valore particolare. Uno strumento costruito per scrutare l’universo remoto si è rivelato capace di cogliere anche un oggetto che, pur facendo parte della famiglia del Sole, vive ai margini estremi del suo dominio. Il Sistema Solare, in fondo, non è affatto un ambiente completamente esplorato, e corpi come questo lo dimostrano bene.
Una scoperta vicino a casa
Il fatto che il nuovo oggetto sconosciuto sia emerso quasi per caso, durante osservazioni dedicate ad altro, racconta molto anche sul modo in cui funziona l’astronomia moderna. Le immagini raccolte per uno scopo possono diventare preziose per obiettivi completamente diversi, e un singolo strumento finisce così per lavorare su più fronti contemporaneamente.
Per Euclid si tratta di un risultato secondario rispetto alla missione principale, ma non per questo meno interessante. Mentre continua a puntare verso galassie lontanissime, il telescopio ha già dimostrato di poter guardare anche dentro casa nostra. E lo ha fatto individuando un corpo che percorre il suo lunghissimo giro attorno al Sole in circa 345.000 anni, all’interno di un Sistema Solare che fino a ieri non ne conosceva l’esistenza.
Fonte: TecnoAndroid


