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Un port PC non ufficiale di Tekken 6 sta spaccando in due la comunità dei picchiaduro. Da una parte c’è chi accoglie il progetto con entusiasmo, soprattutto in Occidente. Dall’altra ci sono i giocatori asiatici che lo considerano senza mezzi termini un furto. Dietro l’operazione c’è un appassionato della storica saga di Bandai Namco che ha deciso di portare il titolo su computer da solo, servendosi dell’Intelligenza Artificiale per fare buona parte del lavoro.
Il metodo scelto è quello del vibe coding, un approccio alla programmazione sempre più diffuso in cui il codice non viene scritto riga per riga da una persona ma nasce dal dialogo con un modello di IA. Lo sviluppatore descrive cosa vuole ottenere e il sistema genera le istruzioni necessarie, che poi vengono corrette e rifinite. È un modo di lavorare che abbassa parecchio la soglia d’ingresso e permette anche a singoli appassionati di affrontare progetti che fino a poco tempo fa avrebbero richiesto team interi.
Tekken 6 su PC con il rollback netcode
Il risultato non si limita a far girare il gioco su computer. Il port di Tekken 6 arriva infatti con una vera infrastruttura online basata sul rollback netcode, la tecnologia che nel mondo dei picchiaduro è diventata quasi un requisito irrinunciabile. In parole semplici il sistema prova a prevedere le mosse dell’avversario e, se la previsione si rivela sbagliata, corregge al volo quanto mostrato a schermo. Il vantaggio è evidente per chi gioca: le partite a distanza risultano molto più fluide e reattive, con un ritardo percepito ridotto al minimo. Proprio questa caratteristica ha acceso l’interesse di tanti giocatori occidentali. Per un titolo di questo genere la qualità del gioco in rete fa la differenza tra un’esperienza godibile e una frustrante, e vedere un capitolo amato della serie tornare giocabile online con un sistema moderno ha suscitato una reazione decisamente calorosa. Per molti si tratta di un modo per riscoprire un episodio della saga con strumenti che all’epoca non esistevano nella stessa forma.
La rivolta dei pro player di Giappone e Corea
Il clima cambia completamente spostandosi verso Oriente. In Giappone e Corea, due Paesi dove la scena competitiva di Tekken ha un peso enorme, il progetto è stato accolto con forti critiche. A guidare la protesta sono soprattutto i pro player locali, che sollevano obiezioni di natura sia legale sia etica. Il punto centrale è semplice: si tratta di un lavoro realizzato senza alcuna autorizzazione, su una proprietà intellettuale che appartiene ad altri. Da qui la definizione netta di furto che circola tra i giocatori asiatici.
La frattura tra le due anime della community è stata rapidissima. Se in Occidente prevale la voglia di tornare a giocare online a un classico con una tecnologia aggiornata, in Asia pesa di più il rispetto dei diritti di chi il gioco lo ha creato. Due sensibilità diverse che si sono scontrate attorno allo stesso progetto, mettendo in evidenza quanto il tema delle opere non autorizzate venga vissuto in modo differente a seconda del contesto culturale. Il caso del port PC non ufficiale di Tekken 6 ha così finito per diventare un terreno di confronto acceso tra giocatori occidentali e professionisti giapponesi e coreani, divisi su come giudicare un’iniziativa nata dalla passione ma priva di qualsiasi via libera ufficiale.
Fonte: TecnoAndroid


