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Supernova Pa 30, la stella sopravvissuta dopo quasi 850 anni

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Una stella sopravvissuta a una supernova è stata individuata al centro della nebulosa Pa 30, e già questo basterebbe a rendere la scoperta fuori dal comune. Secondo lo scenario più atteso quell’astro non avrebbe dovuto esistere più, eppure è ancora lì, immerso nei propri resti, quasi 850 anni dopo l’esplosione che lo ha travolto. Le osservazioni hanno permesso di raccogliere dettagli inediti su quell’evento così lontano nel tempo, offrendo agli scienziati un punto di vista che capita di rado.

Pa 30 non è una nebulosa come tante. La sua forma ricorda quella di un dente di leone, con una struttura che si apre attorno a un nucleo centrale, ed è proprio in quel cuore che si trova l’oggetto finito sotto i riflettori. Un’immagine quasi delicata, verrebbe da dire, se non fosse che dietro quella geometria così particolare si nasconde una delle esplosioni più violente che il cosmo possa produrre.

Una supernova che non ha completato l’opera

Quando si parla di supernova si pensa di solito a un capitolo finale. L’esplosione dovrebbe segnare la fine della stella, che in teoria viene distrutta e lascia dietro di sé soltanto materiale disperso nello spazio. Nel caso di Pa 30 le cose sono andate diversamente. L’astro che avrebbe dovuto scomparire è rimasto al suo posto, esattamente al centro della nube generata dal suo stesso collasso, e continua a brillare a distanza di secoli.

È proprio questo l’aspetto che sorprende di più gli studiosi. Non capita spesso di trovare una stella rimasta in vita dopo un evento del genere, tanto che la definizione di rarissima non è affatto un’esagerazione. Parliamo di un sopravvissuto vero e proprio, un corpo celeste che ha attraversato un’esplosione capace in condizioni normali di cancellarlo del tutto. E invece niente, il protagonista è ancora lì, circondato da ciò che resta della sua violenta trasformazione.

Perché Pa 30 interessa così tanto gli astronomi

Il valore di questa osservazione sta anche nella posizione dell’astro. Trovarsi al centro dei propri resti significa poter studiare insieme la stella superstite e il materiale espulso durante l’esplosione, osservando come i due elementi convivono a distanza di tanto tempo. Una combinazione che permette di ricostruire con più precisione cosa sia successo durante quel lontano evento e di aggiungere tasselli nuovi a un quadro che finora era rimasto in parte incompleto.

C’è poi la questione del tempo. Quasi 850 anni possono sembrare un’eternità sulla scala umana, ma in termini astronomici rappresentano un intervallo piuttosto breve. Ciò rende la nebulosa Pa 30 un laboratorio naturale particolarmente prezioso, perché l’esplosione è abbastanza recente da conservare tracce leggibili e allo stesso tempo abbastanza lontana da aver dato forma a una struttura ben definita come quella a dente di leone.

Le nuove osservazioni, insomma, non si limitano a confermare la presenza di un astro che non avrebbe dovuto esserci. Aiutano a fare luce su un tipo di supernova che lascia dietro di sé qualcosa di diverso dal semplice vuoto e su un fenomeno che gli scienziati hanno raramente avuto modo di osservare così da vicino. Al centro di Pa 30, a quasi 850 anni dall’esplosione, quella stella continua a resistere tra i propri resti.

Fonte: TecnoAndroid

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