Marte dà spesso l’illusione di essere un pianeta fermo. Ma quella quiete è solo apparente. Basta osservare più da vicino per accorgersi che il pianeta rosso è attraversato da un movimento continuo. In un ambiente dove l’acqua è assente e l’atmosfera è rarefatta, è la polvere a diventare la protagonista. Tale incessante movimento non si limita a scolpire il paesaggio. Ogni granello che urta un altro granello accumula carica elettrica, e quando quella carica si libera nascono minuscole scariche elettrostatiche. Eventi quasi impercettibili, lontani anni luce dai fulmini terrestri, ma tutt’altro che irrilevanti. Un nuovo studio mostra, infatti, che tali micro-scariche sono in grado di innescare reazioni chimiche capaci di alterare la composizione della superficie marziana nel corso di tempi geologici.
Micro-scariche elettriche individuate su Marte: ecco i dettagli
La scoperta è importante perché affronta uno dei grandi enigmi legati al pianeta rosso. Da anni le missioni spaziali rilevano la presenza di composti altamente ossidati, come i perclorati ricchi di cloro, in un contesto che sembra non favorirne la formazione. Sul pianeta non ci sono vulcani attivi, non scorre acqua liquida in modo stabile e l’atmosfera è troppo sottile per sostenere una chimica complessa come quella terrestre. Eppure quei composti sono lì, accompagnati da firme isotopiche insolite che non trovavano una spiegazione convincente.
Per indagare il fenomeno, i ricercatori hanno scelto di ricreare Marte in laboratorio. Utilizzando due camere sperimentali sviluppate con il supporto della NASA, chiamate PEACh e SCHILGAR, hanno simulato le condizioni estreme del pianeta. All’interno di tali strutture, la polvere viene messa in movimento per imitare tempeste e dust devil, fino a generare scariche elettriche simili a debolissimi fulmini.
Quando tali scariche si verificano, l’energia rilasciata è sufficiente a rompere molecole presenti nell’atmosfera simulata, come l’anidride carbonica e i composti del cloro. I frammenti che si formano non restano isolati a lungo, ma si ricombinano dando origine a nuove sostanze. Come gas clorurati volatili, ossidi altamente reattivi, carbonati e perclorati.
L’aspetto più rivelatore emerge però dall’analisi isotopica. Gli esperimenti mostrano una diminuzione degli isotopi più pesanti di cloro, ossigeno e carbonio. Si parla di una variazione così marcata da suggerire l’azione di un processo dominante e ripetuto nel tempo. Secondo Kun Wang, scienziato planetario della Washington University, è la prima prova sperimentale che le scariche elettrostatiche possano influenzare in modo diretto la chimica isotopica in un ambiente simile a quello di Marte.