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Studenti fantasma negli USA: l’AI simulava lezioni per i sussidi

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Negli Stati Uniti è emersa una frode di dimensioni impressionanti che ruota attorno agli studenti fantasma, iscritti che sulla carta frequentavano regolarmente l’università ma che nella realtà non sono mai esistiti. Dietro questi profili inventati c’era un obiettivo molto concreto, cioè incassare i finanziamenti federali destinati a chi studia nei college e negli atenei del Paese. Un sistema costruito con pazienza e con l’aiuto della tecnologia, capace di ingannare le scuole per lungo tempo prima di finire sotto la lente degli investigatori.

Il punto di partenza era sempre lo stesso. I criminali informatici si procuravano identità rubate e le usavano per dare vita a studenti fittizi, completi di nome e dati personali apparentemente in regola. Questi profili venivano poi iscritti a università e community college, proprio come farebbe un qualsiasi ragazzo deciso a proseguire gli studi. Da quel momento in avanti lo studente fantasma diventava a tutti gli effetti parte del sistema scolastico e, soprattutto, un potenziale beneficiario dei sussidi pubblici.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale nella messinscena

Iscriversi però non bastava. Per continuare a ricevere il denaro serviva dimostrare che quello studente stesse davvero seguendo il percorso accademico, ed è qui che entrava in gioco l’intelligenza artificiale. Gli strumenti di AI venivano impiegati per compilare le domande, svolgere i compiti assegnati e, più in generale, simulare in modo credibile la vita quotidiana di un universitario. Compresa la partecipazione alle lezioni online, un dettaglio che rendeva l’intera operazione ancora più difficile da smascherare.

Dall’esterno sembrava insomma che lo studente fantasma stesse portando avanti il corso senza particolari intoppi. Alcuni dei truffatori si spingevano persino oltre, arrivando a creare l’apparenza di un finto studente all’interno di un’aula virtuale. Lo scopo era convincere le scuole che dietro lo schermo ci fosse una persona in carne e ossa, attenta e presente come tutti gli altri compagni di corso.

La strategia puntava sulla durata. Più a lungo lo studente fittizio restava iscritto, più a lungo i sussidi continuavano ad arrivare. Per questo l’intento era tenerlo all’interno dell’istituto il più possibile, semestre dopo semestre, alimentando un flusso di denaro costante che sarebbe potuto andare avanti indisturbato senza un controllo più approfondito.

Cinque accusati e centinaia di migliaia di account sospetti

A far saltare il meccanismo è stata l’analisi dei dati. Gli investigatori sono arrivati all’indagine studiando alcuni schemi anomali nelle richieste FAFSA, le domande attraverso cui gli studenti chiedono l’accesso agli aiuti federali. Proprio le ricorrenze sospette emerse da quelle pratiche hanno acceso il campanello d’allarme e permesso di risalire alla rete che si nascondeva dietro le iscrizioni fasulle.

A tirare le fila di tutta l’operazione erano in tutto cinque persone, oggi accusate di aver causato danni per 130 milioni di dollari, pari a circa 115 milioni di euro. Si tratta comunque di una cifra ancora provvisoria, dato che la stima potrebbe cambiare man mano che gli accertamenti andranno avanti. Già così, però, il quadro restituisce l’idea di una truffa ben organizzata e tutt’altro che improvvisata.

A dare la misura reale del fenomeno è il numero dei profili coinvolti. Il Dipartimento dell’Istruzione ha infatti individuato ben 830 mila account potenzialmente fraudolenti legati al sistema degli aiuti per gli studenti universitari.

Fonte: TecnoAndroid

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