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Splice, la CEO contro i documenti scritti con l’IA al lavoro

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Per Kakul Srivastava, amministratrice delegata di Splice, le email e i documenti scritti con l’intelligenza artificiale finiscono per impoverire le conversazioni tra colleghi. La manager lo ripete con convinzione e allarga lo stesso ragionamento alla musica, che poi è il terreno su cui si muove l’azienda che guida. Splice è infatti la piattaforma di campioni su cui contano tantissimi produttori per suoni singoli e loop melodici, e alcuni dei suoi sample sono finiti in successi enormi come “Money” di Lisa ed “Espresso” di Sabrina Carpenter.

Prima di approdare lì, Srivastava ha ricoperto ruoli dirigenziali in Flickr, Yahoo, GitHub e Adobe, sempre in quel punto d’incontro tra la Silicon Valley e il mondo creativo. In Splice ha ampliato la presenza della piattaforma acquisendo Spitfire Audio e ha seguito da vicino i primi passi nell’IA generativa. Lo scorso anno si era schierata apertamente contro quella logica del “premi un tasto e ottieni una canzone” che ha reso così controversa un’azienda come Suno. Il suo scetticismo non sembra essersi affievolito. L’azienda punta su strumenti che lascino l’essere umano al centro del processo creativo, e lo stesso principio vale per il modo in cui le persone comunicano al lavoro.

Splice: il valore di un documento scritto da una persona

Alla domanda su quale sia lo strumento indispensabile, la risposta di Srivastava è semplice. Un documento ben scritto e una conversazione vera che ci ruoti attorno. Splice lavora prevalentemente da remoto e non ha corridoi dove incrociarsi. Al loro posto c’è qualcuno che si siede, ragiona davvero su un’idea e poi lascia che un gruppo di persone ci discuta sopra. Secondo la CEO quasi tutto ciò che di buono è nato in azienda è partito proprio così.

Ecco perché guarda con prudenza ai testi generati dall’IA. Quando non si riesce più a capire se dietro le parole ci sia una persona, il confronto cambia natura e peggiora, e a quel punto tornare indietro diventa praticamente impossibile. Per lei la stessa dinamica riguarda anche la musica.

Instagram, l’Antakshari e il fallimento di Glitch

Il suo angolo felice online è Instagram, pur sapendo che non è la risposta più alla moda. Il suo feed è ormai pieno di persone che fanno musica in modi impensabili. C’è il western gotico, genere di cui ignorava l’esistenza, c’è una donna in Russia che organizza balli di strada, un ragazzo che suona successi moderni con un salterio a percussione e un venditore di chai indiano che rappa.

Il gioco a cui è più affezionata è l’Antakshari, un passatempo indiano in cui si canta un pezzo di canzone e la lettera finale del verso diventa quella con cui il giocatore successivo deve iniziare la propria. Si fa nei lunghi viaggi in auto e ai matrimoni. Le piace che sia fatto interamente di musica senza che nessuno dei partecipanti sia musicista, e che basti vedere i volti addolcirsi quando una canzone colpisce nel segno, anche se cantata male.

Tra le delusioni tecnologiche cita uno scaldatazza, che scalda la tazza ma non il caffè, esattamente come previsto dal progetto. Il motivo d’orgoglio più grande sono i figli. Il rimpianto più grande invece si chiama Glitch, un gioco multigiocatore a mondo aperto sviluppato da Tiny Speck, la società che sarebbe poi diventata Slack. Era bellissimo, racconta, ma poggiava su Flash proprio mentre Adobe aveva smesso di investirci, ed era pensato per PC nel momento in cui tutti si spostavano sul telefono. Due tendenze enormi che il team non ha saputo anticipare in tempo.

Le ricette della madre e il jazz dal vivo

Il consiglio migliore ricevuto è dire subito la cosa e spiegarla dopo, perché chi ascolta valuta prima di tutto la convinzione con cui viene detta. La sua ossessione attuale è cucinare i piatti della madre, scomparsa prima di poterglieli insegnare. Srivastava li sta ricostruendo grazie a YouTube, guardando sconosciuti che preparano le ricette delle loro famiglie. Lo scorso anno è riuscita a centrarne una e quel sapore l’ha riportata a quando aveva otto anni. Per lei è questo il senso della tecnologia: qualcuno ha caricato un video e le ha restituito la cucina di sua madre senza saperlo.

Fonte: TecnoAndroid

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