La Spagna ha deciso di non lasciare più nulla al caso quando si parla di rete mobile e blackout. A poco più di quattordici mesi dall’interruzione di corrente del 28 aprile 2025, il governo iberico si prepara a obbligare per legge gli operatori a tenere attive le antenne anche quando salta l’elettricità. Una scelta che arriva dopo una giornata che ha lasciato il segno, con oltre 50 milioni di persone rimaste al buio tra Spagna, Portogallo e una fetta della Francia per circa dieci ore. Viene descritto come il più grave evento di questo tipo in Europa negli ultimi vent’anni.
Quel giorno le reti telefoniche avevano retto solo finché le batterie dei gruppi di continuità avevano avuto carica. Poi, mano a mano che si scaricavano, tutto era andato in crisi. Il traffico dati in certi momenti era crollato di circa il 90%. Smartphone senza segnale proprio quando serviva chiamare un familiare o i soccorsi, pagamenti elettronici fermi, servizi pubblici paralizzati. Un disastro che il ministro per la Trasformazione Digitale Óscar López vuole evitare di rivedere. Da qui l’annuncio di un Real Decreto che il governo punta ad approvare entro la fine del 2026, con cui gli operatori dovranno garantire la copertura per almeno quattro ore durante un blackout, attrezzando i siti con batterie, generatori o sistemi ibridi.
Chi è obbligato e con quali tempistiche
Non tutti gli operatori finiranno sotto la stessa regola. L’obbligo scatterà per le aziende con almeno 500.000 utenti oppure con un fatturato annuo superiore ai 50 milioni di euro. Restano fuori, quindi, i piccoli operatori virtuali che non possiedono infrastruttura propria.
La copertura andrà estesa per gradi. Il 50% della popolazione dovrà essere protetto entro il primo anno dall’entrata in vigore del decreto, quota che sale al 65% nel secondo anno e arriva ai tre quarti degli abitanti nel terzo. Il provvedimento guarda anche alle strutture intermedie, come i centri di gestione che possono incidere su un’intera comunità autonoma. Questi dovranno restare operativi per almeno 12 ore senza alimentazione di rete.
Per gli impianti di primo livello la richiesta è ancora più severa. I centri di controllo la cui caduta avrebbe ripercussioni sull’intero Paese dovranno garantire il funzionamento per un minimo di 24 ore. E i centri di gestione delle chiamate d’emergenza dovranno predisporre piani specifici per assicurare la continuità del servizio. L’idea di fondo è trattare la connettività come un servizio critico, alla pari di acqua o energia, da tenere in piedi anche quando il sistema elettrico cede. Una posizione che, dopo il 2025, diventa difficile da contestare.
Un adeguamento costoso per gli operatori
Sul piano pratico, però, rispettare le nuove soglie non sarà né semplice né economico. Gli operatori dovranno mettere mano a migliaia di siti sparsi sul territorio. In alcuni casi servirà installare batterie più capienti, in altri generatori o impianti ibridi. C’è poi un nodo tutto fisico. Lo spazio disponibile in cima ai tralicci o dentro le cabine delle stazioni radio base non sempre basta a ospitare sistemi di backup di grandi dimensioni.
Adesso il provvedimento dovrà completare il suo iter normativo prima dell’approvazione definitiva, attesa entro fine 2026. La domanda che molti si pongono riguarda gli altri paesi europei, Italia compresa, e se sceglieranno di muoversi nella stessa direzione, provando a prevenire piuttosto che curare prima che un episodio simile a quello spagnolo li metta con le spalle al muro.