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SpaceX valuta Boost Mobile dopo il no di AT&T, Verizon e T-Mobile

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Dopo essere diventata il quarto operatore telefonico degli Stati Uniti, SpaceX starebbe valutando l’acquisizione di Boost Mobile, la sussidiaria di Echostar, oppure in alternativa l’utilizzo della sua rete. Il motivo è piuttosto semplice. La licenza ottenuta sullo spettro di frequenze consente all’azienda di Elon Musk di offrire servizi di connettività su scala nazionale, ma manca ancora un tassello fondamentale, cioè un’infrastruttura a terra. E costruirla partendo da zero potrebbe richiedere parecchi anni, un tempo che la società non sembra avere alcuna intenzione di aspettare.

Dal satellite alle torri cellulari, il salto di SpaceX

Oggi negli Stati Uniti SpaceX propone Starlink Mobile grazie alla collaborazione con T-Mobile. La connettività Direct to Cell, ovvero il collegamento diretto tra satellite e telefono, ha però un limite piuttosto evidente perché funziona soltanto all’aperto. Basta entrare in un edificio e il segnale smette di arrivare, il che rende il servizio utile ma lontano da quello offerto da un gestore tradizionale.

Qui entra in gioco la nuova licenza, che riguarda una porzione dello spettro a bassa frequenza fino a 14 MHz nella banda degli 800 MHz. Frequenze di questo tipo hanno la capacità di attraversare gli ostacoli fisici e questo permetterà al gruppo di trasformarsi in un operatore telefonico a tutti gli effetti, non più un semplice fornitore di copertura satellitare che si appoggia a un partner.

Il problema è che senza una rete terrestre il progetto resta zoppo. Stando alle indiscrezioni, Musk avrebbe chiesto ai vertici di AT&T, Verizon e T-Mobile di poter accedere alle rispettive infrastrutture. La risposta è stata un no secco, e non è difficile capirne le ragioni. Aprire le porte a un concorrente di questo calibro avrebbe significato quasi certamente perdere una bella fetta di abbonati.

Il piano B passa da Boost Mobile, ma la strada è in salita

Incassato il rifiuto, il miliardario ha virato su un’alternativa. Sono così partite le trattative con Echostar per rilevare Boost Mobile oppure per sfruttarne la rete. Un’intesa di questo genere darebbe all’azienda la possibilità di offrire un servizio appoggiandosi alle classiche torri cellulari, mentre nel frattempo prosegue il lavoro per migliorare la connettività satellitare.

Anche questa opzione però nasconde più di un intoppo. Boost Mobile è infatti un MVNO, sigla che sta per Mobile Virtual Network Operator. In pratica si tratta di un operatore virtuale che non possiede antenne proprie e utilizza la rete cellulare di AT&T e T-Mobile. I contratti di leasing che regolano questo utilizzo non sono trasferibili, quindi SpaceX dovrebbe ottenere il via libera proprio da quei due colossi destinati a diventare presto suoi diretti rivali. Uno scenario che, visto il precedente rifiuto, appare tutt’altro che scontato.

Sullo sfondo restano poi la questione dei tempi e quella dei costi. Secondo il CEO di Verizon, mettere in piedi un’infrastruttura terrestre richiede un investimento che può arrivare a circa 460 miliardi di euro e non si completa prima di un periodo compreso tra 4 e 6 anni. Musk ha replicato sostenendo che ne bastano 2 o 3. A complicare ulteriormente il quadro c’è anche l’ostilità dei quattro principali operatori europei nei confronti di SpaceX.

Fonte: TecnoAndroid

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