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SpaceX, Musk spiega come raffreddare i data center nello spazio

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Elon Musk ha deciso di rispondere alle critiche sul raffreddamento dei satelliti AI che SpaceX vorrebbe portare in orbita, spiegando come l’azienda pensa di smaltire il calore prodotto dai suoi futuri data center spaziali. Il progetto non è certo di piccole dimensioni, visto che prevede il lancio fino a un milione di satelliti dedicati all’elaborazione dei dati e punta a un mercato potenziale che vale migliaia di miliardi. La replica è arrivata sui social, dopo che un utente aveva sostenuto che raffreddare l’hardware nello spazio fosse un’impresa tutt’altro che semplice per via dei pochi metodi disponibili. Secondo il fondatore di SpaceX, a fare la differenza saranno soprattutto l’angolazione dei radiatori e i materiali con cui vengono costruiti.

SpaceX: gli scettici, da Sam Altman ai commentatori su X

L’idea di spedire in orbita interi centri di calcolo ha raccolto parecchi detrattori, e tra questi spicca il nome di Sam Altman. Il numero uno di OpenAI, ancora a febbraio, aveva dichiarato in un’intervista di ritenere che “l’idea, con lo scenario attuale, di mettere i data center nello spazio è ridicola”. Una bocciatura netta, almeno nel breve periodo.

Sul lungo termine però la sua posizione appare più sfumata. Altman ha infatti aggiunto che “arriverà un momento” in cui questi impianti potrebbero avere senso, precisando comunque che “i data center orbitali non sono qualcosa che avrà importanza su larga scala in questo decennio”. Insomma non un rifiuto assoluto ma una prospettiva spostata parecchio in avanti.

Il CEO di OpenAI non è l’unico a nutrire dubbi. Su X un utente ha fatto notare che il vuoto è un ottimo isolante termico e che nello spazio il calore può essere dissipato soltanto tramite irraggiamento. Proprio per questo, a suo dire, i satelliti pensati come data center difficilmente vedranno la luce.

Radiatori in alluminio e 1.300 watt per metro quadrato

La risposta di Musk punta tutto sulla fisica. Per lui raggiungere un’emissione di 1.300 watt per metro quadrato di superficie radiante su un satellite AI è un obiettivo facilmente alla portata. Il principio di fondo è che nello spazio un oggetto più caldo si raffredda più rapidamente attraverso la radiazione. Tutto ruota però attorno al Sole, la cui enorme energia scalda le apparecchiature e costringe i costruttori a orientare i componenti che devono emettere calore nella direzione opposta. Rivolti verso la nostra stella i dispositivi si surriscaldano, mentre girati dall’altra parte possono disperdere il calore verso il freddo estremo dello spazio profondo.

Musk ha fatto riferimento proprio a queste temperature glaciali, scrivendo che “circa 1.300 W/m² sono facilmente ottenibili per un radiatore in alluminio rivolto lontano dal Sole, dato che vede per lo più la radiazione cosmica di fondo a circa 3 gradi sopra lo zero assoluto!”. Poi ha aggiunto un dettaglio sulle proporzioni del satellite: “I pannelli solari generano circa 250 W/m², quindi ci si può aspettare che abbiano una superficie circa 5 volte superiore a quella del radiatore. La maggior parte della massa del satellite è costituita dai pannelli solari”.

Lo scambio termico per irraggiamento nello spazio segue la legge di Stefan Boltzmann, che mette in relazione il calore trasferito con l’emissività di una superficie e la sua area, insieme alla costante di Boltzmann, alla temperatura dell’oggetto e a quella dell’ambiente circostante. In questo quadro i radiatori in alluminio rivestito offrono un’emissività nell’infrarosso più elevata rispetto ai pannelli solari.

Per SpaceX questi satelliti rappresentano un tassello fondamentale del proprio mercato potenziale complessivo. Nei documenti depositati presso le autorità di regolamentazione l’azienda ha stimato questo valore in circa 24.000 miliardi di euro, ma secondo Musk si tratta di una cifra ancora insufficiente.

Fonte: TecnoAndroid

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