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Sony ha deciso di cedere a Meta centinaia di brevetti VR, una mossa che pesa parecchio sul futuro di PlayStation VR e che racconta molto più di una semplice operazione commerciale. L’impegno del colosso giapponese verso i propri dispositivi dedicati alla realtà virtuale sembra infatti affievolirsi sempre di più, e il passaggio di questo pacchetto di proprietà intellettuale nelle mani di un concorrente diretto ne è il segnale più evidente.
Non si tratta di qualche documento isolato finito in fondo a un cassetto. In gioco ci sono centinaia di brevetti legati alla realtà virtuale, cioè quel patrimonio di idee tecniche e soluzioni protette che un’azienda accumula proprio per difendere la propria posizione sul mercato. Quando una società sceglie di privarsene, e per giunta a favore di un rivale, il messaggio arriva forte e chiaro anche a chi non segue da vicino il settore.
Un disinteresse sempre più evidente verso PSVR
La vendita dei brevetti a Meta viene letta come il segno di un crescente disinteresse di Sony nei confronti di PSVR. La linea PlayStation VR è nata per portare la realtà virtuale dentro l’universo PlayStation, ma oggi quella spinta appare molto più debole rispetto al passato e la scelta di rinunciare a una parte così consistente delle proprie tecnologie difficilmente passa inosservata.
Il ragionamento è abbastanza semplice da cogliere. Un’azienda che crede davvero in un prodotto tende a tenersi stretti i brevetti che lo riguardano, perché rappresentano uno strumento prezioso per sviluppare nuovi dispositivi e per tenere a distanza la concorrenza. Cederli significa, almeno in parte, rinunciare a una fetta di quel vantaggio. Ecco perché in tanti si chiedono se per i visori PlayStation si stia davvero avvicinando la fine della corsa.
Meta rafforza la propria posizione
Dall’altra parte del tavolo c’è Meta, che da questa operazione esce decisamente più forte. Mettere le mani su centinaia di brevetti dedicati alla realtà virtuale vuol dire ampliare il proprio bagaglio tecnologico in un settore dove la competizione si gioca anche sulle idee protette, e farlo acquisendo proprietà intellettuale sviluppata da uno dei nomi più pesanti dell’intrattenimento elettronico.
Va considerato anche il peso strategico di un pacchetto così ampio. I brevetti non servono soltanto a costruire prodotti ma anche a muoversi con maggiore libertà nello sviluppo, evitando ostacoli legali e potendo contare su soluzioni già studiate. Per Meta tutto questo si traduce in un margine di manovra più largo, mentre per Sony si tratta di un patrimonio tecnico che passa di mano.
Il risultato è un evidente rafforzamento della concorrenza proprio nel momento in cui il gruppo nipponico sembra fare qualche passo indietro. Una dinamica che sposta gli equilibri del mercato VR e che rende più netta la distanza tra chi su questa tecnologia continua a puntare e chi invece pare aver ridimensionato le proprie ambizioni.
Per chi possiede un visore della famiglia PlayStation VR o stava valutando di acquistarne uno, al momento non ci sono annunci ufficiali sulla fine del supporto né informazioni su eventuali nuovi modelli. Il dato concreto è uno soltanto: Sony sta vendendo a Meta centinaia dei suoi brevetti riguardanti la realtà virtuale.
Fonte: TecnoAndroid


