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Il fenomeno dello smurfing, una pratica ben nota a chiunque frequenti i videogiochi online competitivi, potrebbe presto avere vita molto più difficile. Sony ha infatti depositato una domanda di brevetto che descrive un sistema pensato per smascherare chi ricorre a questo espediente. L’idea di fondo è affidare il lavoro a un’intelligenza artificiale in grado di riconoscere un giocatore scorretto osservando le sue abitudini di gioco, e il tutto nell’arco di appena dieci partite.
Per chi non mastica il gergo delle community, vale la pena chiarire di cosa si parla. Con smurfing si indica il comportamento di un giocatore esperto che crea un nuovo account per ritrovarsi a sfidare avversari meno abili. Il risultato è facile da immaginare. Partite squilibrate, principianti travolti senza capire bene cosa sia successo e un sistema di abbinamento che perde parte del suo senso. Non a caso nelle comunità competitive viene spesso considerato una forma di imbroglio, anche se tecnicamente non richiede alcun programma esterno o trucco nel codice del gioco.
Come funziona l’idea di Sony contro lo smurfing
Il punto centrale del brevetto di Sony sta proprio nell’approccio scelto. Invece di cercare elementi tecnici o anomalie nei dati dell’account, il sistema descritto punta tutto sul modo in cui una persona gioca. Ognuno ha un proprio stile, fatto di scelte ricorrenti e reazioni tipiche, una sorta di firma che tende a ripetersi da una sessione all’altra e che non sparisce semplicemente cambiando nome utente.
È qui che entra in scena l’intelligenza artificiale. Secondo quanto illustrato nella domanda di brevetto, l’algoritmo sarebbe in grado di individuare questa impronta comportamentale e di collegarla al giocatore che si nasconde dietro il profilo appena creato. Il dato più interessante riguarda i tempi, dato che sarebbero sufficienti dieci partite per arrivare a un’identificazione. Un intervallo piuttosto breve, se si pensa che chi pratica smurfing di solito conta proprio sul fatto di poter agire indisturbato per un bel po’ prima di risalire la classifica e incontrare avversari del proprio livello.
Il ragionamento alla base è abbastanza intuitivo anche per chi non ha particolare dimestichezza con la tecnologia. Un nuovo account può ingannare il sistema di classificazione, che lo tratta come un esordiente, ma difficilmente riesce a cancellare le abitudini di gioco accumulate in centinaia di ore davanti allo schermo. Ed è esattamente su quel bagaglio che il progetto di Sony vorrebbe fare leva.
Cosa potrebbe cambiare nei videogiochi online competitivi
Se una tecnologia del genere arrivasse davvero sul mercato, lo smurfing potrebbe registrare un forte calo. Chi è abituato a sfruttare questa scorciatoia si troverebbe davanti a un ostacolo molto più concreto rispetto a oggi, perché aprire un profilo nuovo non garantirebbe più l’anonimato. A beneficiarne sarebbero soprattutto i giocatori alle prime armi, quelli che più di tutti subiscono le conseguenze di sfide impari e che spesso finiscono per abbandonare un titolo dopo una serie di sconfitte senza appello.
Va però ricordato che si tratta, per ora, di una domanda di brevetto depositata da Sony. Il documento descrive un’idea e un possibile funzionamento, ma non indica tempi né modalità con cui il sistema potrebbe eventualmente essere applicato ai giochi. Il cuore della proposta resta comunque chiaro, cioè un’intelligenza artificiale addestrata a riconoscere chi bara analizzando il suo modo di giocare e capace di farlo in sole dieci partite.
Fonte: TecnoAndroid


