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La crescita di CXMT, il produttore cinese di chip di memoria che negli ultimi mesi aveva corso più veloce di tutti, si scontra adesso con l’espansione produttiva di Samsung. Nel terzo trimestre del 2026 la quota del gruppo nel mercato delle memorie DRAM si è attestata al 9%, un punto in meno rispetto al 10% registrato nel secondo trimestre. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso il saldo resta positivo, con un aumento di quattro punti percentuali, ma lo scenario è cambiato in fretta. Il colosso sudcoreano ha alzato i volumi e l’attenzione dell’intero settore si sta spostando verso i chip HBM, le memorie ad alta larghezza di banda.
CXMT0: dal boom del secondo trimestre alla frenata
I nuovi numeri di Counterpoint Research seguono un’analisi precedente dedicata al secondo trimestre. In quell’occasione l’azienda cinese era stata indicata come il produttore di DRAM con la crescita dei ricavi più rapida al mondo. Il fatturato era salito addirittura del 716%, un dato fuori scala per qualsiasi realtà del comparto. In termini di quota calcolata sui ricavi, CXMT si fermava al 7% mentre Samsung guidava la classifica con il 39% ad agosto 2026.
Dietro quell’exploit c’era soprattutto la domanda interna proveniente dalle aziende cinesi. Già allora la società di analisi aveva sottolineato un punto delicato: per mantenere quel ritmo il produttore avrebbe dovuto ampliare la capacità produttiva e conquistare spazio sia sul mercato nazionale sia su quelli esteri. Un passaggio tutt’altro che scontato, a giudicare dai numeri più recenti.
Samsung accelera e SK hynix arretra
Nel terzo trimestre la classifica vede Samsung saldamente in testa con il 38% del mercato, seguita da SK hynix al 29%. Il confronto con il trimestre precedente racconta però una dinamica interessante. La quota del gigante sudcoreano è cresciuta di cinque punti percentuali, mentre il suo rivale connazionale ne ha persi quattro. Tutto questo avviene in una fase in cui la produzione di memorie HBM4 sta aumentando per sostenere lo sviluppo delle infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale.
A spiegare lo spostamento degli equilibri è un mix di prezzi più elevato. Il divario emerso dai dati è piuttosto netto, visto che su base annua i ricavi del segmento DRAM sono cresciuti di quasi cinque volte mentre i volumi spediti, misurati in bit, sono aumentati appena del 4%. Il prezzo medio di vendita delle memorie DRAM ha toccato circa 1,7 euro per gigabit, un valore che fotografa bene quanto il mercato stia premiando i prodotti a più alto valore aggiunto rispetto alla semplice quantità.
L’intelligenza artificiale agentica riaccende la domanda tradizionale
C’è poi un altro elemento da tenere in considerazione. Così come l’intelligenza artificiale agentica sta ridisegnando il ruolo delle CPU all’interno dei progetti legati all’AI, allo stesso modo sta contribuendo a una ripresa della domanda di DRAM convenzionali. Non solo memorie specializzate quindi, ma anche i chip più classici tornano ad avere un peso rilevante nelle architetture dei centri di calcolo.
Parallelamente si sta riducendo il rapporto tra GPU e CPU, che oggi si trova a quota 2 a 1. Questa contrazione rispecchia le previsioni di Lip Bu Tan, amministratore delegato di Intel, che durante la presentazione dei risultati del secondo trimestre aveva spiegato come il rapporto fosse già sceso dal precedente 8 a 1 fino a 4 a 1.
Fonte: TecnoAndroid


