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La corsa dell’industria tecnologica verso il prossimo grande dispositivo basato sull’intelligenza artificiale potrebbe essere iniziata troppo presto. È questa, in sintesi, la posizione espressa da Carl Pei, CEO di Nothing, nel nuovo articolo intitolato Toolmakers.
Il fondatore dell’azienda britannica ha utilizzato la pubblicazione per condividere la propria visione sulla prossima fase di sviluppo dell’AI, ma anche per anticipare una novità importante: Nothing lancerà il suo primo prodotto AI-native il prossimo mese. Pei non ha ancora svelato completamente il dispositivo, ma ha chiarito alcuni aspetti che restringono il campo delle possibilità. Non sarà semplicemente un altro prodotto dotato di display e, soprattutto, secondo il CEO non avrebbe potuto essere una normale applicazione.
Per Carl Pei è troppo presto per cercare il nuovo iPhone
Negli ultimi anni numerose aziende hanno iniziato a inseguire quello che molti considerano il possibile “momento iPhone” dell’AI: un nuovo prodotto hardware capace di cambiare radicalmente il rapporto tra persone e tecnologia. Secondo Pei, però, questa ricerca rischia di essere prematura. L’attuale fase di sviluppo dell’intelligenza artificiale sarebbe infatti ancora molto lontana dal livello di maturità raggiunto dalle tecnologie che hanno preceduto lo smartphone.
L’iPhone, ricorda il CEO di Nothing, è arrivato al termine di un lungo percorso di evoluzione tecnologica. Prima sono esistiti strumenti dedicati alla produttività, cercapersone, telefoni cellulari e computer sempre più personali, fino alla nascita dello smartphone moderno. L’AI, invece, sarebbe ancora all’inizio del percorso. Per questo motivo, prima di cercare il prossimo grande oggetto destinato al mercato consumer, secondo Pei sarebbe necessario sviluppare strumenti realmente utili e capaci di migliorare ciò che le persone fanno ogni giorno.
La produttività guiderà l’adozione dell’intelligenza artificiale
La tesi centrale di Toolmakers è che la diffusione dell’intelligenza artificiale seguirà una traiettoria già vista con altre grandi tecnologie. Storicamente, molte innovazioni hanno trovato le loro prime applicazioni concrete nel mondo della produttività e del lavoro, prima di trasformarsi in prodotti destinati al grande pubblico. È successo con il personal computer e, secondo Pei, lo stesso processo potrebbe ripetersi con l’AI. La prossima fase non dovrebbe quindi concentrarsi esclusivamente sulla ricerca di un nuovo gadget rivoluzionario. Saranno gli strumenti capaci di fare di più a creare le basi per un’adozione più ampia. L’intelligenza artificiale, nella visione del CEO di Nothing, resterà ancora per diversi anni una tecnologia strettamente collegata alla produttività. La sua evoluzione dipenderà dalla capacità di trasformare modelli sempre più potenti in strumenti realmente integrati nella vita delle persone.
Il vero limite dell’AI? Manca il contesto
Nonostante i notevoli progressi compiuti dai modelli linguistici e dagli agenti AI, Carl Pei individua un limite particolarmente importante: la mancanza di contesto. L’intelligenza artificiale può oggi elaborare enormi quantità di informazioni ed eseguire attività sempre più complesse, ma continua a conoscere poco della vita quotidiana dell’utente.
Anche quando viene collegata a strumenti come email, calendari e conversazioni professionali, spesso l’utente deve comunque spiegare all’AI cosa sta accadendo, fornire informazioni aggiuntive e descrivere i retroscena di una determinata situazione. Secondo Pei, proprio qui potrebbe trovarsi una delle più grandi opportunità per il futuro. Se l’intelligenza artificiale riuscisse ad accedere, con le necessarie condizioni di fiducia, alle informazioni contestuali che caratterizzano la vita quotidiana, le capacità già disponibili potrebbero diventare molto più utili.
Il futuro non sarà dentro una semplice chat
La diffusione dei chatbot ha contribuito a rendere l’AI accessibile a milioni di persone, ma Pei ritiene che il futuro dell’intelligenza artificiale non possa rimanere confinato in una semplice interfaccia chat. Il contesto, secondo il CEO di Nothing, non vive all’interno di una conversazione con un assistente. Si trova negli strumenti utilizzati quotidianamente, negli oggetti che le persone portano con sé, nelle idee, nelle conversazioni e nelle esperienze che compongono la loro vita.
Rendere queste informazioni disponibili all’intelligenza artificiale potrebbe permettere ai futuri strumenti di agire in maniera più proattiva e ridurre la necessità di fornire continuamente istruzioni. Naturalmente, questo approccio rende centrali due aspetti: fiducia e controllo. Per poter essere realmente utile, un sistema AI dovrebbe guadagnarsi l’accesso alle informazioni dell’utente e dimostrare di saperle utilizzare in modo affidabile.
Anche gli strumenti di lavoro devono avere personalità
Nel suo articolo, Pei mette inoltre in discussione un’altra convinzione diffusa nel settore tecnologico: l’idea che gli strumenti destinati alla produttività debbano necessariamente privilegiare la funzionalità sacrificando il design. Il CEO richiama anche esempi storici come la Olivetti Valentine, dimostrando come un oggetto pensato per il lavoro possa essere allo stesso tempo funzionale, riconoscibile e dotato di una forte identità estetica.
Secondo questa visione, la nuova generazione di strumenti AI non dovrebbe limitarsi a essere efficiente. Anche il design, la personalità e la cura dei dettagli potrebbero diventare elementi importanti per creare prodotti capaci di instaurare un rapporto più forte con chi li utilizza. È un approccio che appare coerente con il percorso seguito finora da Nothing, un’azienda che ha costruito gran parte della propria identità proprio sulla volontà di differenziarsi attraverso il design dei propri dispositivi.
Strumenti che lavorano per le persone
La vera promessa dell’intelligenza artificiale, secondo Pei, non sarebbe quella di aggiungere ulteriori attività da gestire, ma di fare l’opposto. I prodotti che riusciranno a distinguersi nell’era dell’AI saranno quelli capaci di lavorare per l’utente, occupandosi in modo proattivo delle attività più ripetitive e lasciando alle persone più tempo per concentrarsi sugli aspetti creativi e strategici. Per arrivare a questo risultato non basteranno modelli sempre più potenti. Sarà necessario costruire strumenti capaci di comprendere il contesto, ottenere la fiducia degli utenti e integrarsi in modo naturale nelle loro abitudini quotidiane.
Nothing pronta a presentare il primo prodotto AI-native
L’annuncio più interessante dell’articolo riguarda proprio il futuro di Nothing. Carl Pei ha confermato che il primo prodotto AI-native dell’azienda arriverà il prossimo mese. Per il momento, i dettagli restano limitati. Pei ha però escluso che si tratti semplicemente dell’ennesimo dispositivo dotato di schermo e ha spiegato che l’idea non avrebbe potuto prendere la forma di una normale app.
Nothing ritiene di trovarsi in una posizione particolare per affrontare questa nuova fase grazie all’integrazione tra competenze hardware e software, a un linguaggio di design già riconoscibile e ai milioni di dispositivi dell’azienda già presenti nelle tasche e nelle orecchie degli utenti. La presentazione del nuovo prodotto permetterà di capire come l’azienda intenda tradurre concretamente la visione descritta in Toolmakers. Per ora, il messaggio di Carl Pei è chiaro: Nothing non vuole semplicemente inseguire il prossimo gadget AI, ma provare a costruire nuovi strumenti intelligenti capaci di diventare realmente utili nella vita quotidiana.
Fonte: TecnoAndroid


