Le case automobilistiche hanno trovato il modo di farti pagare per sempre funzioni che teoricamente già possiedi, e il meccanismo che rende possibile tutto questo si chiama software-defined vehicle. Tolti eventuali accessori aggiunti dopo l’acquisto, la macchina comprata anni fa ha oggi esattamente le stesse caratteristiche di quando è uscita dalla catena di montaggio. Dal motore all’infotainment, tutto resta identico al giorno in cui è stata portata fuori dal concessionario. E fino a poco tempo fa nessuno chiedeva soldi extra per le funzioni usate ogni giorno.
Adesso la storia cambia. Sempre più spesso funzioni un tempo incluse nel prezzo finiscono dietro un paywall. Un software-defined vehicle, o SDV, è un’auto in cui a decidere cosa può fare il veicolo è il software aggiornabile, non l’hardware fisso. Una capacità che sblocca funzioni utili e persino divertenti, ma che rappresenta soprattutto un modo per costruire flussi di ricavi ricorrenti. Un rapporto di settore di IoT Analytics riferito al 2026 ha rilevato che il 45% tra costruttori e fornitori considera ormai la transizione verso gli SDV la priorità strategica numero uno, davanti allo sviluppo dei veicoli elettrici e ai sistemi avanzati di assistenza alla guida.
Software-defined vehicle: perché il modello ad abbonamento piace
Con il modello tradizionale, una volta che l’auto lascia lo showroom, la possibilità per il costruttore di guadagnare ancora da quella vendita si riduce parecchio. I concessionari incassano con manutenzione e assistenza, ma per chi produce è più complicato. In pratica resta solo l’attesa che lo stesso cliente torni a comprare un altro veicolo, e questo richiede tempo. Secondo dati recenti di S&P Global Mobility, l’età media delle auto sulle strade statunitensi è salita a 12,8 anni, il valore più alto mai registrato. Le berline viaggiano in media sui 14,5 anni, i furgoni leggeri sugli 11,9. Detto in altro modo, l’auto tipica americana in circolazione oggi è stata costruita durante l’amministrazione Obama.
Nel frattempo i costruttori continuano a coprire i costi fissi delle fabbriche, degli impianti, dell’ingegneria, della ricerca e del marketing con una singola transesazione hardware che avviene sempre più di rado. Con un SDV, invece, l’hardware di una certa funzione viene già montato in linea di produzione, e poi il software la accende o la spegne quando il cliente decide di pagare. Accelerazione più brillante, una modalità off-road, un sistema di assistenza alla guida o banalissimi sedili riscaldati. Tutto già dentro l’auto. Tutto incluso nel prezzo. Fino a ieri. I ricavi ricorrenti permettono al costruttore di guadagnare per l’intero periodo di possesso, comportandosi come qualsiasi azienda basata sugli abbonamenti.
Quali funzioni chiedono già un canone
General Motors offre uno degli esempi più chiari con Super Cruise, il suo sistema di guida a mani libere in autostrada. Prende il controllo di sterzo, acceleratore e freno sulle tratte compatibili, appoggiandosi a mappe LiDAR, GPS in tempo reale, telecamere e radar. Funziona su oltre 750.000 miglia di autostrade tra Stati Uniti e Canada ed è disponibile su alcuni modelli Cadillac, Chevrolet, GMC e Buick. È gratis per tre anni, poi serve un piano a pagamento. GM lo propone come componente aggiuntivo a circa 23 euro al mese, ma è diventato una gallina dalle uova d’oro. L’azienda prevede di superare 850.000 abbonamenti a pagamento entro fine 2026, con ricavi vicini ai 370 milioni di euro per l’anno.
Ford ha la sua versione con BlueCruise, che gestisce sterzo, freno e accelerazione sulle Blue Zones, oltre 130.000 miglia di strade nordamericane, circa il 97% delle autostrade a accesso controllato. Disponibile su Explorer, Expedition, F-150 e Mustang Mach-E, offre 90 giorni di prova gratuita, poi costa circa 460 euro l’anno, 2.300 euro per sette anni oppure quasi 47 euro al mese.
Mercedes-Benz vende invece un upgrade Acceleration Increase per EQE ed EQS. Aggiunge fino a 80 cavalli e migliora lo scatto da zero a 60 miglia orarie di quasi un secondo, tutto via aggiornamento over-the-air senza nuovo hardware. Prezzo di circa 560 euro l’anno sulla EQE e 840 euro sulla EQS, con acquisto una tantum a vita disponibile.
Toyota, dal canto suo, offre due modi per avviare l’auto da remoto. Uno passa dall’app, l’altro dal telecomando classico. Sui modelli dal 2018 al 2022 entrambi richiedono un abbonamento attivo, anche quando il telecomando usa un segnale a corto raggio senza bisogno di connessione dati. Costa circa 7 euro al mese o 74 euro l’anno. Il sistema più recente, di serie su gran parte dei modelli 2026, integra Remote Connect in un pacchetto che parte da 14 euro al mese. Sui forum dei proprietari l’umore è tutt’altro che entusiasta.
Prima del prossimo giro di prova conviene fare qualche domanda. Chiedere quali funzioni sono incluse davvero e quali richiedono un abbonamento. Per queste ultime, quanto dura la prova e quanto costa alla scadenza. Domande da affiancare a quelle di sempre, come il prezzo finale chiavi in mano, la durata della garanzia di fabbrica e gli eventuali incentivi a cui si ha diritto.