I nuovi limiti ai social per i più piccoli stanno prendendo forma a Bruxelles, e l’idea di fondo è piuttosto netta. Niente schermi né piattaforme digitali sotto i tre anni, poi un accesso graduale per le fasce successive ma solo con la supervisione di un adulto, che sia un genitore, un insegnante o chiunque altro possa vigilare, e comunque per tempi contenuti. Sono queste alcune delle indicazioni destinate a confluire nella proposta che la Commissione europea presenterà dopo l’estate.
Cosa dicono gli esperti e i numeri sul tavolo
Le raccomandazioni portano la firma dello Special Panel on Child Safety Online, il gruppo di esperti che ha il compito di studiare gli effetti dei servizi digitali e dei loro algoritmi sui ragazzi. La presidente Ursula von der Leyen ha detto senza troppi giri di parole che servono regole diverse a seconda dell’età, con una soglia comune per tutta l’Europa. “I social media non sono un giocattolo”, ha dichiarato durante la presentazione del rapporto a Bruxelles. E ancora, con una frase che pesa. “In Europa crediamo che siano i genitori a crescere i nostri figli, non gli algoritmi predatori”. Il timore, spiegato dalla presidente, è che lasciare alle grandi aziende tecnologiche mano libera con bambini e adolescenti finisca per esporre un’altra generazione a dipendenza, disagio psicologico e problemi di salute mentale.
I dati messi sul tavolo dicono parecchio. I giovani passano tra quattro e sei ore al giorno davanti agli schermi, e quasi il 60% dei bambini avrebbe già avuto a che fare con problemi emotivi o psicosociali online. Perdita di sonno, ansia, depressione, cyberbullismo, contenuti dannosi. Gli esperti chiedono di uniformare a livello europeo le restrizioni per i servizi che chiamano social media+ sotto i 13 anni. E qui l’elenco si allarga. Non solo i social tradizionali, ma anche app e siti con funzioni ritenute poco adatte ai più piccoli, tipo lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica e le notifiche che non smettono mai. “Non si tratta di stabilire se i bambini possano usare i social media, ma se e quando i social media possano accedere ai nostri figli”, ha spiegato von der Leyen. L’idea, insomma, è un utilizzo progressivo, con condizioni diverse per ogni fascia d’età e strumenti capaci di verificare davvero quanti anni ha chi si iscrive.
La responsabilità passa alle piattaforme
Per la presidente della Commissione la sicurezza online non può ricadere solo sulle spalle delle famiglie. Chi ha progettato algoritmi, interfacce e sistemi di raccomandazione deve dimostrare che i suoi prodotti non fanno male agli utenti più fragili. “In Europa, chi sviluppa un prodotto è responsabile della sua sicurezza”, ha ricordato, con un paragone efficace. “Non chiediamo ai bambini di progettare le proprie cinture di sicurezza e non chiediamo ai genitori di installare gli airbag in casa. Lo stesso deve valere per le grandi aziende tecnologiche”.
Bruxelles intende andare avanti col Digital Services Act contro algoritmi che spingono a un uso compulsivo, contro i dark pattern, i contenuti dannosi e i contatti indesiderati. Von der Leyen ha citato anche le iniziative già aperte nei confronti di TikTok e Meta, ribadendo il dovere delle società tecnologiche di proteggere gli utenti, soprattutto i più giovani. Tra gli strumenti allo studio c’è un’app europea per la verifica dell’età, pensata come soluzione open source, capace di confermare il raggiungimento di una certa soglia senza consegnare al servizio altri dati personali. Le raccomandazioni del gruppo di esperti verranno ora esaminate prima che il testo arrivi sul tavolo degli Stati membri. “L’infanzia non aspetta”, ha chiuso von der Leyen. “E una volta finita, non possiamo restituirla”.