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Snap ha chiuso con un accordo la causa intentata da due adolescenti sulla dipendenza dai social media e in questo modo evita un processo che avrebbe portato in aula anche il suo amministratore delegato Evan Spiegel. I due ragazzi sostenevano che l’uso dell’app li avesse spinti verso l’autolesionismo e verso altri problemi di salute mentale. L’intesa arriva quando ormai il procedimento era alle porte.
La selezione della giuria era cominciata la settimana scorsa e il dibattimento sarebbe dovuto partire proprio a novembre. Le cose però sono andate diversamente. Nei documenti del tribunale i due giovani compaiono soltanto con le iniziali K.D.B. e S.J. e in passato avevano già raggiunto un’intesa con Meta, YouTube e TikTok. Un avvocato dei ragazzi ha confermato che la società ha firmato l’accordo, ma i termini non sono stati resi pubblici. Non si conosce quindi né la cifra pattuita né l’eventuale presenza di altre condizioni.
Snap: le parole dei legali e il peso dei casi pilota
A commentare la notizia è stata Emily Jeffcott, legale di K.D.B., che in una dichiarazione ha rivendicato il risultato ottenuto. “Siamo orgogliosi di aver ottenuto giustizia per i nostri clienti dei casi pilota fino a questo momento, tra cui K.D.B. e S.J. Il nostro obiettivo finale è chiamare queste aziende dei social media a rispondere di come le loro azioni hanno avuto un impatto su milioni di bambini in tutto il Paese, e questi accordi ci permettono di continuare a lavorare in quella direzione”, ha spiegato l’avvocata.
Il termine scelto non è casuale. I casi pilota servono a mettere alla prova le argomentazioni di entrambe le parti prima di affrontare il resto delle cause simili e proprio per questo vengono seguiti con grande attenzione. Questa vicenda rientrava tra le diverse azioni legali di alto profilo che negli Stati Uniti prendono di mira le grandi piattaforme social per la presunta dipendenza che generano e per i danni psicologici che ne deriverebbero.
Non si tratta infatti del primo episodio. All’inizio di quest’anno Meta, YouTube, Snap e TikTok erano già finite davanti ai giudici per la causa promossa da una ragazza di 20 anni, convinta che quelle applicazioni le avessero fatto del male durante l’infanzia. Anche allora Snap e TikTok avevano scelto la strada dell’intesa prima del processo. La giuria alla fine si era espressa contro Meta e YouTube e le aveva condannate a versare 6 milioni di dollari di risarcimento, circa 5,5 milioni di euro.
Evan Spiegel non salirà sul banco dei testimoni
Nel caso più recente lo scenario si era ristretto in fretta. Dopo l’accordo raggiunto da Meta la settimana scorsa, Snap era rimasta l’unica società sul banco degli imputati. Se la causa fosse arrivata in aula, Evan Spiegel avrebbe dovuto testimoniare e sarebbe stata la prima volta per il creatore di Snapchat in un processo dedicato alla dipendenza dai social. Un passaggio che avrebbe attirato parecchi riflettori e che adesso non ci sarà.
L’azienda ha accompagnato la notizia con una nota piuttosto asciutta. “Le parti sono soddisfatte di essere riuscite a risolvere la questione in modo amichevole”, si legge nella dichiarazione diffusa dalla società. Un portavoce ha poi aggiunto che Snap resta “impegnata a rafforzare costantemente la sicurezza, la privacy e il benessere della nostra comunità”.
La partita giudiziaria comunque non si chiude qui. Sia Meta sia Snap devono ancora fare i conti con numerose altre cause legate alla dipendenza dai social media e ad altri presunti problemi di sicurezza delle loro piattaforme.
Fonte: TecnoAndroid


