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L’impatto dell’uomo sul clima ha raggiunto una forza tale da riuscire a bloccare la prossima era glaciale, un evento che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato materia da romanzo di fantascienza. Per la prima volta nella storia del pianeta una singola specie è stata capace di modificare processi geologici che si sviluppano su scale temporali di decine di migliaia di anni. Non si parla quindi di un’estate più calda del solito o di qualche inverno anomalo, ma di un intervento che tocca i meccanismi più profondi e lenti della Terra, quelli che di norma sfuggono del tutto alla percezione umana.
Era glaciale: un equilibrio antico che si ripeteva da milioni di anni
Il nostro pianeta funziona come un delicato sistema di equilibri e di cicli che si ripetono da milioni di anni. È una macchina complessa, fatta di ingranaggi che si muovono con tempi lunghissimi e che raramente lasciano spazio a sorprese. Tra questi meccanismi uno dei più affascinanti riguarda proprio l’alternanza tra ere glaciali e periodi caldi, un’oscillazione che ha scandito il tempo geologico con una regolarità quasi matematica.
Per capire la portata della notizia basta pensare a cosa significhi questa regolarità. Fasi fredde e fasi più miti si sono susseguite una dopo l’altra per un arco di tempo che supera di gran lunga l’intera esistenza della nostra specie. Una sorta di respiro lento del pianeta, prevedibile nella sua ciclicità, che ha accompagnato la Terra molto prima che qualcuno fosse lì a osservarlo. Proprio per questo l’idea che quel ritmo possa essersi inceppato colpisce così tanto.
Il ritmo millenario interrotto dalle attività umane
Qualcosa, a un certo punto, ha interrotto questo ritmo millenario. E quel qualcosa siamo noi. Il cuore della questione sta tutto qui, nella constatazione che l’attività umana è diventata abbastanza potente da interferire con fenomeni che fino a ieri sembravano governati soltanto dalle grandi forze naturali. Una specie comparsa da relativamente poco tempo sulla scena è riuscita a mettere mano a un orologio che girava indisturbato da milioni di anni.
Il dato che più impressiona riguarda la scala dell’intervento. I processi geologici coinvolti operano su tempi di decine di migliaia di anni, ben oltre la durata di qualsiasi civiltà conosciuta e lontanissimi dall’orizzonte di una vita umana. Eppure l’influenza dell’uomo è riuscita a farsi sentire anche lì, in quella dimensione del tempo che si misura con il passo dei ghiacci e non con quello dei calendari.
Il risultato è che la successione regolare tra fasi fredde e fasi calde non procede più come aveva sempre fatto. L’arrivo della prossima era glaciale, che secondo quell’andamento quasi matematico avrebbe dovuto inserirsi nella normale sequenza dei cicli, risulta di fatto bloccato dall’effetto delle attività umane sul sistema climatico.
È un cambio di prospettiva notevole anche dal punto di vista storico. Mai prima d’ora una singola forma di vita aveva avuto un peso simile sui grandi equilibri della Terra, al punto da alterare un meccanismo che per milioni di anni aveva funzionato secondo regole proprie. L’impatto dell’uomo sul clima non si limita quindi agli effetti visibili nel giro di qualche decennio ma si estende fino a riscrivere uno dei cicli più antichi e stabili della storia del pianeta, quello che regolava l’alternanza tra ere glaciali e periodi caldi.
Fonte: TecnoAndroid


