Chi indossa uno smartwatch con un tatuaggio sul polso potrebbe aver notato qualcosa di strano. Le letture saltano, i dati sembrano impazzire, il battito cardiaco appare ballerino senza un vero motivo. Non è un difetto del dispositivo né un caso isolato. Il problema riguarda proprio il rapporto tra smartwatch e tatuaggi, ed è più diffuso di quanto si pensi.
Perché i sensori vanno in tilt con la pelle tatuata
Il cuore della questione sta nel modo in cui questi orologi raccolgono le informazioni. La gran parte degli smartwatch moderni usa una tecnologia che si chiama fotopletismografia, un nome complicato per indicare qualcosa di abbastanza semplice. Il dispositivo emette dei piccoli fasci di luce, di solito verdi, che colpiscono la pelle e vengono riflessi. Analizzando come la luce torna indietro, l’orologio capisce quanto sangue scorre sotto la superficie e da lì calcola il battito cardiaco.
Qui entra in gioco l’inchiostro. Un tatuaggio colorato, soprattutto se scuro o particolarmente denso, assorbe parte di quella luce invece di rifletterla. Il risultato è che il sensore riceve dati sporchi, incompleti, a volte del tutto inutilizzabili. La pelle tatuata diventa quindi un ostacolo che gli orologi fanno fatica a superare, e i dati raccolti perdono affidabilità.
Cosa dicono i produttori e quando il problema si fa serio
Non si tratta di voci di corridoio o lamentele isolate sui forum. Diversi produttori hanno messo nero su bianco la cosa, ammettendo apertamente che i loro dispositivi possono avere problemi sulle pelli decorate con inchiostro. È una situazione nota nel settore, riconosciuta da chi questi orologi li costruisce.
La gravità del problema però cambia parecchio a seconda dei casi. Non tutti i tatuaggi creano gli stessi grattacapi. Quelli neri o molto scuri tendono a interferire di più, perché assorbono maggiore quantità di luce. I disegni fitti, con poco spazio tra una linea e l’altra, complicano ulteriormente le cose. Al contrario, un tatuaggio leggero, con colori chiari o tante zone di pelle libera, lascia passare abbastanza luce da permettere al monitoraggio di funzionare in modo accettabile. Conta anche dove si trova il disegno. Se il tatuaggio copre esattamente il punto in cui poggia il sensore, sul retro dell’orologio, le difficoltà aumentano. Spostare lo smartwatch qualche centimetro più su, in una zona di pelle pulita, può bastare a risolvere il problema o quantomeno a ridurlo in maniera sensibile.
Chi ha già un tatuaggio sul polso e non vuole rinunciare al monitoraggio della propria salute ha comunque qualche via d’uscita. La più immediata resta proprio quella di cambiare posizione all’orologio, cercando un tratto di pelle senza inchiostro. In alternativa esistono dispositivi che usano tecnologie diverse dalla fotopletismografia, meno sensibili alla presenza dei colori sulla pelle. Anche le fasce cardio da petto, che leggono il segnale elettrico del cuore invece di affidarsi alla luce, rappresentano una soluzione affidabile per chi fa attività fisica e ha bisogno di dati precisi.