La casa intelligente firmata Samsung sta per costare qualcosa in più. Da ottobre l’azienda di Seul rivede le regole del gioco e introduce dei piani a pagamento per l’accesso alle proprie API di SmartThings, ovvero quelle interfacce che permettono a sviluppatori, servizi esterni e utenti più smaliziati di agganciarsi alla piattaforma e gestire i dispositivi smart in modo più libero rispetto a quanto consente la semplice app. Per chi si limita alle funzioni base non cambia nulla, ma chi spinge oltre dovrà fare i conti con qualche novità.
Cosa cambia con i nuovi piani a pagamento
La cifra che fa più rumore è quella riservata agli sviluppatori individuali non commerciali, fissata a EUR 4 al mese, circa 5 euro. Un importo quasi simbolico, niente di drammatico, eppure capace di scompaginare le abitudini di chi finora ha usato l’API SmartThings a costo zero. Parliamo di tutte quelle persone che hanno collegato luci, sensori, prese, elettrodomestici e automazioni dentro sistemi più articolati, costruendo nel tempo configurazioni piuttosto sofisticate.
E qui sta il punto interessante, perché la faccenda non tocca soltanto chi sviluppa per mestiere. Nel mirino finiscono anche gli appassionati di domotica più avanzata, quelli che non si accontentano dell’app ufficiale e preferiscono strumenti di terze parti per avere il controllo fine della propria casa smart. Il caso più tipico riguarda chi sfrutta l’integrazione con Home Assistant, una delle piattaforme open source più amate dalla comunità degli smanettoni.
L’impatto su Home Assistant e le ragioni di Samsung
A confermare il quadro è stato Paulus Schoutsen, fondatore di Home Assistant, che ha spiegato come l’integrazione con SmartThings rientri pienamente in queste modifiche e nei nuovi piani personali. Tradotto in pratica, chi gestisce SmartThings passando da Home Assistant potrebbe ritrovarsi davanti a un costo aggiuntivo, oppure a vincoli diversi rispetto alle condizioni attuali. Non proprio una bella notizia per chi ha messo su il proprio ecosistema contando sulla gratuità.
Dal canto suo Samsung mette le mani avanti e spiega il senso dell’operazione. La nuova struttura tariffaria, dicono da Seul, servirà a investire di più sulla piattaforma, migliorando la stabilità, le integrazioni e gli strumenti pensati per gli sviluppatori, compreso il Developer Center. Un ragionamento che fila, dal punto di vista aziendale. Meno entusiasmante, va detto, per chi negli anni ha tirato su il proprio sistema domestico facendo affidamento su accessi liberi e gratuiti. Tant’è.
Il messaggio che arriva è abbastanza chiaro. La direzione presa punta a rendere la piattaforma più solida e curata, con il rovescio della medaglia di un accesso che smette di essere completamente aperto. Per gli sviluppatori professionali la spesa rientra nelle normali logiche di lavoro, mentre per gli appassionati e gli sviluppatori non commerciali si tratta di un cambio di passo da valutare con attenzione, soprattutto per chi aveva costruito automazioni complesse senza mai mettere mano al portafoglio.