Guardare lo smartphone a tavola mentre si mangia non è solo una cattiva abitudine sociale. Ha conseguenze misurabili sul modo in cui si percepisce il cibo, sulle emozioni e persino sul livello di stress. A dirlo è uno studio piuttosto interessante, intitolato “La scienza di ciò che si cucina in cucina”, realizzato da Ikea insieme alla Società Spagnola di Neurologia, alla Universidad Rey Juan Carlos e al CIBEROBN. I risultati fanno riflettere, soprattutto per chi ha il telefono come compagno fisso durante i pasti.
Lo studio ha analizzato cosa succede quando si introduce il telefono nel momento del pasto. Mangiare in compagnia, di per sé, è un’esperienza che migliora l’umore e genera una sensazione di benessere. Ma quando entra in gioco lo smartphone a tavola, il quadro cambia parecchio. Secondo i dati raccolti, la sensazione di allegria si riduce del 32%, le emozioni si appiattiscono e lo stress aumenta. E non si tratta solo di un effetto passeggero: le implicazioni vanno ben oltre il semplice stato d’animo.
Uno degli aspetti più sorprendenti riguarda la percezione del gusto. Quando si mangia davanti a uno schermo, che siano social network o qualsiasi altro contenuto, si perde quella che lo studio definisce “degustazione consapevole”. Chi usa il telefono durante il pasto entra in una sorta di stato di allerta che frammenta l’attenzione e impedisce di assaporare davvero ciò che si ha nel piatto. Colore, sapore, consistenza: tutto finisce in secondo piano. E questo effetto, stando ai ricercatori, si accentua con il passare del tempo.
Smartphone a tavola: i giovani sono i più colpiti, e il phubbing peggiora le cose
Non sorprende troppo, ma sono i giovani tra i 19 e i 35 anni quelli più vulnerabili a questo fenomeno. Lo studio quantifica l’impatto negativo: per questa fascia d’età, gli effetti sono fino a quattro volte superiori rispetto agli adulti con più di 51 anni. La riduzione della sensazione di allegria è molto più marcata, e non dipende soltanto dal proprio utilizzo del telefono.
C’è un dettaglio che vale la pena sottolineare. Anche il comportamento delle altre persone sedute allo stesso tavolo conta. I giovani risultano più sensibili alla cosiddetta interferenza tecnologica, nota anche come phubbing, cioè quella pratica ormai diffusissima che consiste nell’ignorare chi si ha davanti per prestare attenzione allo smartphone. Vedere qualcuno che scrolla il feed mentre si cerca di condividere un pasto insieme ha un effetto misurabile sull’esperienza complessiva.
La tavola come spazio libero dal telefono
Non è la prima volta che si invoca la necessità di creare spazi liberi dagli schermi. L’esempio più evidente arriva dalle scuole, dove il dibattito sul divieto dello smartphone in aula è ormai condiviso da una larga fetta della società. Ma qualcosa di molto simile vale anche per il momento dei pasti. La tavola non serve solo a coprire un bisogno primario come l’alimentazione. Funziona anche, in moltissimi casi, come punto di connessione con la famiglia e con gli amici. Uno spazio che lo smartphone a tavola rischia di compromettere in modo silenzioso ma concreto, pasto dopo pasto.