Siri AI resta fuori dall’Europa, ma adesso anche oltreoceano l’aria si fa pesante per Apple. Dopo le settimane passate a raccontare il braccio di ferro con la Commissione Europea, quello che di fatto ha tenuto la nuova assistente vocale lontana dall’Italia e dal resto del Continente, ecco che il colosso di Cupertino si trova davanti a un fronte inaspettato proprio in casa, negli Stati Uniti. E non è una buona notizia per chi a Cupertino sperava di avere almeno il mercato domestico libero da grattacapi.
Cosa sta succedendo davvero negli Stati Uniti
Il nodo si chiama AICOA, una normativa tornata prepotentemente al centro del dibattito politico americano nelle ultime ore. In sostanza il Senato sta spingendo per dare nuova vita a una proposta di legge pensata per mettere un freno allo strapotere delle grandi aziende tecnologiche, le cosiddette Big Tech. L’obiettivo dichiarato è uno: evitare che pochi giganti possano dettare le regole del gioco a discapito di concorrenti più piccoli e, in fin dei conti, anche degli utenti.
Apple, com’era prevedibile, non ha preso bene la cosa. L’azienda ha criticato apertamente la proposta, considerandola un intervento che rischia di complicare parecchio il modo in cui funzionano i suoi servizi e il suo intero ecosistema. Il timore di fondo è che regole troppo stringenti possano avere un effetto a cascata su come vengono distribuite le funzionalità, comprese quelle legate all’intelligenza artificiale.
Un parallelo con i guai europei
La somiglianza con quanto già accaduto in Europa è difficile da ignorare. Da una parte del mondo c’è la Commissione Europea che, applicando le proprie regole sulla concorrenza, ha di fatto rallentato l’arrivo di Siri AI nel nostro Continente. Dall’altra ci sono gli Stati Uniti, dove un’iniziativa legislativa potrebbe portare a vincoli simili, seppur con presupposti e modalità diverse. Per Apple il problema non è tanto la singola normativa, quanto la sensazione di essere finita nel mirino su più fronti contemporaneamente. Quando a muoversi sono sia le istituzioni europee sia il Senato americano, il margine di manovra si restringe e ogni mossa va calcolata con attenzione. L’azienda di Cupertino è abituata a giocare partite complicate sul piano regolatorio, ma trovarsi sotto pressione anche sul mercato di casa è una novità che pesa.
Il punto è che la posta in gioco non riguarda soltanto Apple. L’AICOA punta a ridisegnare gli equilibri tra le grandi piattaforme tecnologiche, e un eventuale via libera avrebbe conseguenze ben oltre Cupertino, toccando di fatto tutte le principali realtà del settore. Per ora la discussione è ancora aperta e il percorso della legge è tutt’altro che concluso, ma il segnale che arriva da Washington è chiaro: la stagione in cui le Big Tech potevano muoversi quasi indisturbate sembra ormai alle spalle.
L’attenzione, quindi, si sposta su come Apple deciderà di rispondere, sia sul piano legale sia su quello comunicativo. L’azienda ha già fatto sapere di non condividere l’impostazione della proposta, e con ogni probabilità proverà a far valere le proprie ragioni nelle sedi opportune. Nel frattempo gli utenti restano a guardare, in attesa di capire quali funzioni dell’intelligenza artificiale arriveranno davvero sui loro dispositivi e quali, invece, rischiano di rimanere bloccate da una parte o dall’altra dell’oceano.