Signet City è il nuovo gioco di ruolo narrativo firmato da Gareth Damian Martin, lo stesso autore dietro Citizen Sleeper e In Other Waters, e già dal primo annuncio si capisce che non sarà un titolo come gli altri. A presentarlo sono stati lo studio Jump Over The Age e l’editore Fellow Travelers, che hanno deciso di spingere il loro immaginario verso qualcosa di decisamente più strano, organico, quasi vivo. L’ambientazione parte da un’idea tanto semplice quanto spiazzante: in questo mondo i computer biologici hanno superato la tecnologia basata sul silicio, dando forma a una società che assomiglia alla nostra solo in apparenza.
Un parassita che muove i fili della città
Qui le cose si fanno interessanti. Il giocatore non veste i panni di un eroe né di un comune cittadino, ma di un parassita nato nelle acque salmastre della baia che lambisce la città. Una creatura capace di insinuarsi nelle menti degli esseri umani e di guidarne le azioni dall’interno, passando da un ospite all’altro. Attraverso questo meccanismo sarà possibile influenzare il destino di Signet City durante quella che gli autori descrivono come la sua “stagione finale”, modificando poco alla volta sia gli abitanti sia il tessuto urbano che li circonda.
C’è un filo che lega questo progetto a Citizen Sleeper, ed è l’attenzione per i temi sociali ed emotivi. Però l’estetica cambia parecchio. Signet City vira verso un immaginario industriale che pesca a piene mani dalla cultura post-punk, dalla weird fiction e dall’horror biologico, e nel farlo mette sul tavolo questioni concrete: il lavoro, il potere, la crisi ecologica. Niente di astratto, insomma, ma temi che riguardano da vicino il presente, filtrati attraverso una lente deformante.
Funghi, prima persona e scene disegnate a mano
Uno degli elementi che colpiscono di più è il ruolo dei sistemi fungini. Non si tratta soltanto di un dettaglio visivo o di una scelta scenografica: i funghi qui influenzano la filosofia del mondo di gioco, la sua politica, perfino l’organizzazione sociale. È da qui che nasce l’etichetta fungalpunk, un genere che prende le problematiche del mondo contemporaneo e le riflette in una realtà alternativa che le distorce fino a renderle inquietanti.
Cambia anche il punto di vista. Dopo la terza persona delle opere precedenti, Gareth Damian Martin sceglie qui la prima persona, una decisione pensata per costruire un legame più diretto con l’ambiente e con i personaggi. Chi gioca non osserva più la scena dall’esterno, ma ci si trova dentro, faccia a faccia con chi popola la città. E a proposito di scene: gli autori hanno tenuto a sottolineare che ognuna è stata realizzata a mano, scelta che conferma l’approccio personale e artigianale che da sempre contraddistingue i lavori dell’autore. Un dettaglio che, per chi ha apprezzato il taglio intimo di Citizen Sleeper, dice già molto sul tono che Signet City vuole avere.