Semaforo bianco a Roma: non è fantascienza, ma un progetto che sta prendendo forma concretamente nella Capitale. Quando si ragiona sulla mobilità del futuro, si tende a pensare solo ai veicoli. Eppure a cambiare saranno anche le strade, le infrastrutture e la segnaletica. Dopo il nuovo cartello stradale con il rombo bianco su sfondo blu, ora tocca proprio al semaforo con la quarta luce bianca, pensata per i veicoli a guida autonoma e le cosiddette smart road. E Roma si è messa in moto per studiarla sul serio.
Come funziona il semaforo con la luce bianca
A portare ufficialmente il tema all’attenzione dell’amministrazione capitolina è stato Luigi Di Matteo, responsabile dell’Area tecnica dell’ACI, intervenuto sul portale Roma Servizi per la Mobilità. La luce bianca, ha spiegato, avrebbe il compito di segnalare che un incrocio è gestito principalmente da veicoli autonomi e sistemi digitali di coordinamento. Nel momento in cui si accende, i veicoli connessi comunicano tra loro e con l’infrastruttura, ottimizzando il passaggio senza che il conducente umano debba fare granché: basta seguire il flusso del veicolo davanti.
Per chi guida in modo tradizionale, niente panico. I tre colori di sempre, rosso, giallo e verde, restano i riferimenti principali. Il semaforo bianco aggiunge semplicemente un’informazione in più: quando è acceso, ci si adegua al flusso del traffico, che a quel punto viene gestito in modo intelligente dai veicoli autonomi presenti nell’incrocio.
Roma conta attualmente oltre 1.400 impianti semaforici, e 630 nuovi impianti sono in fase di fornitura, con installazioni previste nel secondo semestre del 2026. Sui tempi reali di introduzione della quarta luce, però, molto dipenderà dalla diffusione effettiva delle auto a guida autonoma sulle strade europee, che al momento resta ancora molto limitata.
C’è poi un aspetto tutto romano della faccenda. Il traffico della Capitale è per antonomasia uno dei più caotici e frenetici che esistano, e immaginare che gli automobilisti si adeguino pacificamente al flusso gestito da algoritmi è un elemento che genera almeno un po’ di curiosità. Sarà interessante vedere come verrà accolta questa novità.
Da dove nasce l’idea del semaforo bianco
La proposta di introdurre una quarta luce nei semafori non nasce a Roma, e nemmeno in Europa. Le origini sono accademiche e risalgono al 2023, quando un gruppo di ricercatori della North Carolina State University pubblicò su IEEE Transactions on Intelligent Transportation Systems lo studio che ha dato il via al dibattito internazionale. Il concetto, battezzato “white phase”, si fonda su un principio di calcolo distribuito: ogni veicolo autonomo che si avvicina all’incrocio mette a disposizione la propria capacità computazionale per coordinare il traffico in tempo reale, comunicando sia con gli altri veicoli sia con il semaforo stesso.
I numeri delle simulazioni sono piuttosto eloquenti. Anche con solo il 10% di veicoli autonomi presenti all’incrocio, i tempi di attesa si riducono del 3%. Quando la quota di veicoli autonomi sale al 30%, la riduzione arriva al 10,7%. Gli stessi ricercatori precisano comunque che il colore bianco non è vincolante in senso stretto: quello che conta è che il segnale sia chiaramente distinguibile dai tre già esistenti. Il semaforo bianco a Roma potrebbe dunque anche non essere esattamente bianco, ma il principio resterebbe identico.