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Google Pixel 11, il Face Unlock lavora molto meglio al buio

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Il Face Unlock di Pixel 11 promette di funzionare meglio quando la luce scarseggia, ed è una di quelle modifiche che Google ha preferito annunciare senza fanfare, nascosta in fondo alle schede prodotto dei nuovi modelli. Nessun evento dedicato, nessuna slide trionfale: solo una riga che compare tra le voci di un carosello dedicato alla sicurezza, dove il messaggio recita che lo sblocco con il volto è ora più rapido, più sicuro e più preciso in condizioni di poca luce. Il confronto, precisa l’azienda, è con la serie Pixel 10.

Cosa cambia sui nuovi Pixel

L’aggiornamento riguarda Pixel 11, Pixel 11 Pro e Pixel 11 Pro Fold, e viene citato accanto ad altri elementi del pacchetto sicurezza: il chip Titan M3, la VPN integrata, Call Screen, il rilevamento delle truffe e l’SOS satellitare. Sulla pagina dedicata chiamata Pixel Safe il concetto viene ripetuto con parole diverse ma senza aggiungere sostanza tecnica: entrare nel telefono in modo sicuro e veloce anche in ambienti più bui, con un riconoscimento del volto che identifica più facilmente l’utente quando la luminosità è bassa, in modo che resti l’unico a poter accedere alle informazioni personali.

Chi si aspettava numeri, grafici o spiegazioni sul funzionamento resterà a mani vuote. È un copione già visto. Anche quando Face Unlock fu portato al livello biometrico più alto previsto da Android, cosa avvenuta a partire da Pixel 8, Google si limitò a parlare di Tensor G3 e di algoritmi avanzati di machine learning, senza entrare nel dettaglio di cosa fosse cambiato davvero sotto la superficie. Lo stesso trattamento sembra riservato a questa novità.

Una storia partita male e ricominciata

Vale la pena ricordare da dove arriva questa funzione. Il primo tentativo con hardware dedicato fu quello di Pixel 4, poi abbandonato. Il ritorno arrivò con Pixel 7, ma in una versione basata soltanto sulla fotocamera frontale e quindi limitata: serviva a sbloccare il telefono e poco altro. Un anno più tardi il salto di qualità, con il supporto alle transazioni tap to pay e all’accesso alle app che richiedono un livello di verifica alto, comprese quelle bancarie. Un percorso lento, fatto di piccoli passi annunciati con parsimonia.

Il miglioramento in condizioni di scarsa illuminazione va esattamente a colpire il punto debole di questo approccio. Una fotocamera normale ha bisogno di luce per lavorare, e nel buio le prestazioni crollano. Sistemi come Face ID su iPhone, che si appoggiano a componenti dedicati, non hanno questo problema e funzionano in qualunque condizione di luminosità. Per arrivare a quel livello serve hardware specifico, non solo software più intelligente.

Il capitolo infrarossi resta aperto

Proprio su questo fronte, il lavoro di Google su un Face Unlock con supporto agli infrarossi era atteso da tempo, e in molti immaginavano che il debutto sarebbe coinciso con la generazione Pixel 11. Le indiscrezioni circolate diversi mesi fa raccontavano però un’altra storia: la tecnologia non sarebbe stata pronta in tempo per questo ciclo di prodotti. Quanto annunciato adesso sembra confermare quella ricostruzione, perché si parla di un riconoscimento più efficace al buio ma sempre all’interno dello stesso impianto basato sulla fotocamera.

Il risultato pratico, per chi usa uno dei tre nuovi modelli, è un sistema che dovrebbe inciampare meno la sera, in una stanza con le tapparelle abbassate o in auto di notte. Non un cambio di paradigma, piuttosto una limatura su un fastidio quotidiano. Google la presenta esattamente così, in una riga di testo alla fine di un elenco, insieme al Titan M3 e alle altre funzioni di protezione dei nuovi Pixel.

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