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Lo scudo termico della capsula Orion ha superato l’esame della NASA dopo la missione Artemis II, e l’agenzia spaziale americana ha scelto di mostrarlo con un’immagine subacquea davvero fuori dal comune. Lo scatto è stato realizzato dai sommozzatori della Marina statunitense subito dopo l’ammaraggio, avvenuto il 10 aprile 2026 nell’Oceano Pacifico. Per chi segue da vicino le vicende del programma lunare si tratta di un documento prezioso, perché offre uno sguardo diretto sulle condizioni del veicolo appena concluso il suo viaggio.
Per capire il peso di questa fotografia bisogna fare un passo indietro e ragionare su cosa significhi tornare a casa dallo spazio. Quando una missione prevede un ritorno, il rientro sulla Terra rappresenta uno dei momenti più delicati in assoluto. Non è un’esagerazione. Nell’arco di pochi minuti, durante l’ingresso nell’atmosfera terrestre, il mezzo deve resistere a temperature estreme senza che chi si trova a bordo corra alcun pericolo. Basta poco perché qualcosa vada storto, ed è proprio qui che entra in gioco la protezione più importante dell’intera capsula.
Perché lo scudo termico è così importante
A fare davvero la differenza in quella fase è lo scudo termico, una barriera pensata appositamente per assorbire e disperdere il calore che si genera durante la discesa. Questo calore nasce da due fenomeni che agiscono insieme, cioè l’attrito con l’aria e la compressione dell’aria stessa davanti al veicolo che avanza ad altissima velocità. Senza una protezione del genere la capsula non avrebbe alcuna possibilità di arrivare integra fino all’oceano, e con lei gli astronauti che ospita.
Il ruolo dello scudo, insomma, è tutt’altro che secondario. Si tratta della superficie che incassa la parte più dura del ritorno e che deve continuare a svolgere il proprio compito dall’inizio alla fine della discesa. Per Orion e per l’equipaggio di Artemis II questo componente ha rappresentato una sorta di garanzia di sicurezza, l’ultima linea di difesa tra l’interno della capsula e le condizioni proibitive che si creano attraversando l’atmosfera. Ecco perché ogni informazione sul suo stato dopo il volo viene osservata con grande attenzione dagli addetti ai lavori.
L’immagine sott’acqua dopo l’ammaraggio
La foto diffusa dalla NASA ritrae la superficie dello scudo vista da sotto il pelo dell’acqua. Il colore che salta subito all’occhio è un azzurro piuttosto intenso, ma si tratta solo di un effetto ottico dovuto all’acqua del Pacifico che avvolge la capsula. Il risultato è un’immagine dal forte impatto visivo, quasi spettacolare, che però va ben oltre il semplice valore estetico.
Lo scatto è infatti una delle primissime testimonianze visive di come si presentava la capsula al termine del viaggio lunare. Fotografare lo scudo subito dopo l’ammaraggio permette di osservarlo in condizioni molto vicine a quelle in cui si trovava al momento del contatto con l’oceano, prima di qualsiasi operazione di recupero. Il lavoro dei sommozzatori della Marina statunitense è stato quindi fondamentale per raccogliere questo materiale nei momenti immediatamente successivi alla fine della missione.
Per Artemis II la discesa nell’Oceano Pacifico del 10 aprile 2026 ha chiuso la fase più delicata del ritorno, e lo scudo termico di Orion è stato immortalato proprio lì, ancora immerso nell’acqua a pochi istanti dall’arrivo, con quella tonalità azzurra regalata dal mare.
Fonte: TecnoAndroid


