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Saturn Dynamics punta a robot pronti in due settimane

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Ridurre da dodici mesi a un paio di settimane un progetto pilota in fabbrica è l’obiettivo dichiarato di Saturn Dynamics, startup londinese che lavora sull’intelligenza artificiale fisica, cioè l’IA applicata a macchine che agiscono nel mondo reale come bracci robotici e umanoidi. Il punto sta nel far imparare il robot dentro una simulazione e non direttamente sulla linea di produzione. A spiegarlo è stata la fondatrice e amministratrice delegata Elisa Seghetti, torinese, intervenuta ieri a Parigi per parlare di clienti, progetti e del proprio percorso.

La società costruisce world model, sistemi capaci di capire come si comporta il mondo fisico e di prevedere cosa accade quando una macchina compie un’azione. Nata nel 2025, oggi conta 15 persone, tutte a Londra, e ha raccolto circa 3,5 milioni di euro nel suo primissimo round di finanziamento.

Prima il mondo virtuale, poi la fabbrica

Il metodo si racconta in poche parole. Su una linea produttiva un operatore seleziona dei componenti e li sistema in una scatola. Saturn verifica con il cliente se esiste già una macchina adatta, altrimenti la cerca insieme a lui, poi ricrea il compito in ambiente virtuale e la addestra con il proprio modello. Solo l’ultimo 5% del lavoro è un test nel mondo reale, con dati raccolti dal robot stesso.

Rispetto ai concorrenti le differenze sono due. La startup non usa i dati egocentrici, quelli raccolti da operatori che indossano sensori in fabbrica, perché secondo Seghetti rendono meno di altri metodi e spesso creano attriti con i sindacati. Inoltre il modello è efficiente e fisicamente accurato, così la distanza tra ciò che la macchina apprende in simulazione e ciò che fa davvero resta minima. Da qui nasce la stima delle due settimane.

All’inizio però l’idea era un’altra. I due cofondatori più tecnici, Simone Totaro e Francesc Cunillera, volevano applicare la tecnologia ai reattori nucleari. Seghetti li ha frenati, perché in quel settore ci sarebbero stati forse due clienti al mondo e autorizzazioni infinite. La robotica è arrivata grazie ad amici impegnati nella guida autonoma tra Waymo e Cruise. Anche il nome ha un senso preciso, visto che Saturno è il dio del tempo e un world model serve proprio ad accelerare le simulazioni temporali.

Clienti, investitori e la scelta di Londra

I mercati di partenza sono l’automotive italiano e l’aerospazio, con l’attività concentrata tra Italia e Germania e qualche difficoltà in più in Francia. Seghetti ha confermato una collaborazione iniziale con Stellantis, precisando che le decisioni sulla catena produttiva si prendono ancora a Mirafiori, dove un gruppo di quattro persone guida il lavoro su autonomia e robotica. Per il cloud la scelta è caduta sul francese Scaleway, preferito a Google e Amazon Web Services perché distribuisce pochi crediti ogni mese ma segue le aziende nel tempo, con prezzi accessibili e un’infrastruttura interamente europea.

Il segmento che cresce più in fretta è però quello dei data center, settori con molto capitale che devono costruire un impianto dopo l’altro e dove la robotica può accorciare in modo “esponenziale” i tempi di messa in opera. Londra, invece, è stata scelta anche per i costi. Un ricercatore con esperienza in aziende come Waymo, Wayve o Woven by Toyota costa circa un terzo rispetto a un collega americano, e fondare una società è molto più rapido che in Italia, dove serve il notaio per ogni firma di un investitore.

Oggi l’80% dei finanziatori è britannico, circa il 5% arriva dal fondo italiano Vento e il resto dagli Stati Uniti. La prossima raccolta, prevista a inizio 2027 con una seconda a fine anno, sarà tra i 17 e i 25 milioni di euro e arriverà al 90% dall’America. I dispiegamenti industriali resteranno al 100% tra Europa e Stati Uniti, mentre il team di ricerca rimarrà in Europa.

Sulla Cina la posizione di Seghetti è netta. I modelli devono restare in Europa e tra clienti occidentali, mentre sull’hardware al momento non esiste un’alternativa vera e tra una dimostrazione di fattibilità e un componente certificato c’è, a suo giudizio, un divario di dieci anni. Tra le sue proposte per l’ecosistema europeo figurano una società di diritto europeo valida in tutti i Paesi, regole semplici sulle stock option e la proprietà intellettuale dei ricercatori sul modello nordico, dove appartiene al professore e non all’università.

Fonte: TecnoAndroid

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