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Samsung riapre l’impianto A7 per gli OLED: c’è lo zampino di Apple

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La ripresa dei lavori sull’impianto A7 dedicato ai pannelli OLED segna una svolta per Samsung, che dopo cinque anni di stallo ha deciso di rimettere in moto un cantiere lasciato a metà. Il progetto era stato congelato nel 2021, quando la domanda di display sembrava troppo incerta per giustificare un investimento di quelle dimensioni. Ora, secondo quanto riferito dalla stampa sudcoreana, l’azienda avrebbe dato il via libera ai lavori strutturali con un obiettivo preciso: rendere la fabbrica operativa entro l’inizio del 2028. E una parte consistente della spinta arriverebbe da un cliente molto particolare, cioè Apple.

Il tempismo, va detto, non sembra casuale. Costruire una linea di produzione per pannelli non è una decisione che si prende in pochi mesi, e il fatto che Samsung Display abbia scelto proprio questo momento per sbloccare il progetto racconta qualcosa sulle previsioni interne relative ai prossimi due anni. Chi produce schermi ragiona sempre in anticipo, perché quando la domanda arriva davvero è troppo tardi per costruire capacità aggiuntiva.

Perché l’impianto A7 torna in vita adesso

Samsung Display è da anni uno dei nomi più solidi nel panorama mondiale dei pannelli, e nel segmento degli OLED flessibili occupa una posizione difficilmente contendibile. Non si tratta soltanto di volumi, ma di esperienza accumulata sul campo: la diffusione dei dispositivi pieghevoli è passata in buona misura dalle linee coreane, con la famiglia Galaxy Z Fold e Galaxy Z Flip a fare da banco di prova per una tecnologia che all’inizio sembrava più una curiosità che un prodotto di massa.

Il quadro adesso è diverso. Dopo aver introdotto il nuovo form factor a passaporto con Galaxy Z Fold 8, l’azienda si prepara ad allargare ulteriormente la propria offerta di pieghevoli nel corso del 2027. Un’espansione che, sul piano industriale, richiede pannelli in quantità maggiori e con caratteristiche sempre più specifiche. Da qui la necessità di capacità produttiva aggiuntiva, quella che l’impianto A7 dovrebbe garantire una volta completato.

Il ruolo di Apple e il primo iPhone pieghevole

C’è però un elemento che pesa più di tutti gli altri nelle stime degli analisti, e riguarda Cupertino. Entro la fine dell’anno Apple dovrebbe presentare il suo primo melafonino richiudibile, iPhone Ultra, salvo ritardi lungo il percorso. Un debutto del genere cambierebbe la scala del mercato: quando un produttore con quei volumi entra in una categoria, la richiesta di componenti si moltiplica in modo che difficilmente si può coprire con le linee esistenti.

Ed è proprio qui che si incrociano gli interessi delle due aziende. Samsung fornisce da tempo pannelli ad Apple, e un iPhone pieghevole destinato a numeri di massa avrebbe bisogno di schermi flessibili in quantità tali da rendere l’investimento su A7 non solo sensato ma quasi obbligato. Il rapporto tra le due, del resto, resta uno dei casi più curiosi dell’industria tecnologica: concorrenti dirette sugli smartphone, partner strette sulla componentistica.

Sul fronte dei tempi, l’inizio del 2028 come traguardo per l’operatività lascia intendere che la nuova capacità non servirà per la prima generazione di prodotti, ma per quelle successive, quando il segmento dovrebbe aver superato la fase di rodaggio. Una scommessa a medio termine, in altre parole, costruita sull’idea che i display pieghevoli non resteranno una nicchia premium ma diventeranno una voce stabile nei cataloghi dei grandi marchi.

Il cantiere dell’impianto A7, fermo dal 2021, riparte quindi con una prospettiva molto più definita rispetto a quella che ne aveva provocato il congelamento.

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