Samsung Galaxy Z Fold 8 e la sua versione Ultra stanno per arrivare e, a poche settimane dalla presentazione ufficiale, una nuova conferma arriva da un fronte inaspettato. Sono i produttori di custodie a togliere ogni residuo dubbio sulla scelta di nomi che, a prima vista, sembra messa lì apposta per confondere le idee. Perché la strana decisione presa dall’azienda coreana ribalta quello che ci si aspetterebbe dalla logica.
In pratica funziona così. Galaxy Z Fold 8 sarà il pieghevole con le forme più simili a iPhone Ultra, il dispositivo che Apple dovrebbe portare sul mercato verso settembre insieme agli iPhone 18 Pro. Il Galaxy Z Fold 8 Ultra, invece, manterrà lo stesso form factor dell’attuale Galaxy Z Fold 7 e di praticamente tutti i modelli che lo hanno preceduto. Detta così suona quasi paradossale, lo sappiamo.
Cosa dicono le certificazioni delle custodie
A mettere il sigillo su questa nomenclatura ci ha pensato un produttore cinese conosciuto come Yuchuan, che ha certificato presso il WPC (Wireless Power Consortium) diverse cover. E nei nomi di questi accessori compare in modo esplicito la dicitura estesa, suffisso Ultra compreso. Le immagini e i codici modello, legati a doppio filo al codice dello smartphone stesso, non lasciano spazio a interpretazioni o malintesi.
Resta il fatto che, a una prima lettura, quel suffisso “Ultra” sembra fuori posto. Verrebbe naturale pensare di trovarlo sul dispositivo nuovo di zecca, magari proprio per piazzarlo in modo più diretto contro Apple e il suo modello di punta. Eppure, scavando un po’ sotto la superficie, la logica dietro la scelta di Samsung comincia ad avere un senso. Non è una mossa casuale, c’è un ragionamento preciso.
Perché il pieghevole nuovo non è l’Ultra
Il nodo sta tutto nelle dimensioni del nuovo wide fold. Questo modello è più largo e più corto rispetto agli Z Fold a cui siamo abituati, e questo significa che lo spazio interno complessivo a disposizione è inferiore. Una differenza che ha costretto Samsung a rinunciare a qualcosa sul piano della scheda tecnica.
Tra le rinunce più evidenti c’è la rimozione di una delle tre fotocamere principali, con ogni probabilità il teleobiettivo, e l’addio al supporto per la S Pen. Insomma, parliamo di un dispositivo che taglia alcune funzioni per via del suo formato più compatto e schiacciato. Ed è qui che la scelta dei nomi, per quanto controintuitiva, trova la sua spiegazione.
Mettere il marchio Ultra sul wide fold avrebbe creato un cortocircuito ancora peggiore. Ci saremmo ritrovati con uno Galaxy Z Fold 8 dotato di specifiche più ricche e prestigiose rispetto al fratello che porta il nome più altisonante. Un controsenso difficile da digerire per chi spende parecchio per un top di gamma. Tra due opzioni entrambe un po’ scomode, Samsung ha scelto quella che, almeno sulla carta, regge meglio alla prova della coerenza tecnica.
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