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Ryanair avverte: voli in Europa fino al 20% più cari dal 2027

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I prezzi dei voli in Europa sono destinati a crescere in modo vertiginoso nei prossimi 12 mesi, e stavolta l’avvertimento arriva direttamente dal vertice di Ryanair. Secondo Michael O’Leary, amministratore delegato della compagnia irlandese, la causa principale è il rincaro del carburante. Il messaggio non è arrivato in un momento qualunque. Il vettore sta infatti per tagliare altre rotte commerciali nel continente, una ritirata piuttosto evidente che punta a privilegiare i collegamenti più redditizi.

La previsione ha i contorni di una vera minaccia per chi viaggia spesso. Durante una conferenza stampa O’Leary ha parlato di aumenti che potrebbero toccare il 20%. “Le tariffe aeree saliranno il prossimo anno in Europa, credo del 10, del 15, forse del 20%. Si vedrà l’aumento più grande delle tariffe aeree, direi, nella storia dell’Europa nei prossimi 12 mesi”, ha dichiarato il numero uno di Ryanair.

Dietro questo scenario c’è la guerra in Iran, che ha provocato un rincaro costante del combustibile da quando il conflitto ha compromesso il normale passaggio del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Le interruzioni continue hanno fatto schizzare verso l’alto il prezzo del greggio e il carburante per aerei è particolarmente sensibile a queste oscillazioni.

Perché il conto arriverà solo da marzo 2027

Finora i biglietti non hanno subito rincari così marcati e la spiegazione, sempre secondo O’Leary, è abbastanza semplice. Le compagnie aeree europee avevano coperto bene la propria posizione per tutto il 2026. Quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran per la prima volta, nel febbraio 2026, gran parte dei vettori aveva già bloccato il prezzo del carburante per un anno intero. Ryanair, nello specifico, si era assicurata l’80% del combustibile acquistato nel 2026 a EUR 60 al barile, cioè circa 57 euro. Questa protezione però termina a partire da marzo 2027.

C’è poi un secondo campanello d’allarme suonato dallo stesso manager. Solo il 15% del carburante necessario per il 2027 risulta bloccato a EUR 76 al barile, pari a circa 73 euro, e anche questo accordo scade a marzo 2027. Significa che negli ultimi mesi la compagnia avrà dovuto fissare il costo di nuove forniture a cifre decisamente più alte, anche se il dato preciso non è stato reso pubblico. Gli effetti dei rincari di quest’anno dovrebbero emergere nel secondo trimestre del prossimo anno, proprio perché le aerolinee chiudono questi accordi con mesi di anticipo. Se il conflitto dovesse proseguire le ripercussioni diventerebbero ancora più pesanti in inverno, la stagione con meno traffico e con la necessità di incassare di più da ogni singolo passeggero.

Meno voli in Europa e piccoli vettori sotto pressione

Con il carburante alle stelle Ryanair aveva già iniziato a muoversi a settembre, e ovviamente le misure adottate mirano a proteggere le linee più profittevoli. Per il prossimo anno la compagnia prevede un calo di due milioni di passeggeri. Le parole di O’Leary sono arrivate a Bruxelles durante una conferenza stampa in cui annunciava tagli alle rotte in Belgio. Anche lì, come già successo in Spagna, la riduzione di 20 voli e fino a un milione di posti è stata attribuita all’aumento delle tasse aeroportuali. Una parte di quei voli verrà spostata verso scali dove il rischio di sedili vuoti è più basso, ma il vettore intende anche togliere dal mercato una quota della propria offerta.

Il problema, del resto, si trascina da tempo e mette a rischio l’operatività dell’intero settore aereo. Con il petrolio così caro le compagnie soffrono più di altri, perché la raffinazione del greggio per renderlo adatto agli aerei è particolarmente costosa. Le aerolinee vivono la stessa difficoltà dei distributori di benzina low cost: chi ha impegnato meno carburante per giocare sui prezzi è più esposto a questi rincari. I giganti come Ryanair hanno margini più ampi per assorbire il colpo, mentre per le compagnie più piccole, come si ripete ormai da mesi, il rischio è addirittura esistenziale.

Fonte: TecnoAndroid

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