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Accenture ha deciso di stringere i cordoni della borsa sull’intelligenza artificiale, e lo ha fatto in modo piuttosto netto. Fino a poco tempo fa alcuni dipendenti, o interi gruppi di lavoro, arrivavano a spendere tra circa 430 e 860 euro al mese usando Claude, il modello sviluppato da Anthropic. Dal primo ottobre la società di consulenza finanzia centralmente soltanto l’equivalente di circa 25 euro mensili a persona. Una sforbiciata che fotografa bene il clima nelle grandi aziende, dove dopo mesi di entusiasmo per chatbot e agenti è arrivato il momento di guardare i conti.
La cifra va comunque presa con le pinze. Nella pratica Accenture ha introdotto tetti specifici calibrati su team e ruoli, quindi non esiste un limite unico valido per tutti, anche se quel valore è circolato come riferimento e ha fatto parecchio rumore. Oltre la soglia Claude non diventa inaccessibile. Secondo un documento interno chi sfora deve però indicare un progetto o un gruppo preciso a cui addebitare la spesa extra, e l’accesso viene riesaminato periodicamente in base al ruolo, alle esigenze aziendali e all’uso effettivo. L’azienda sostiene di continuare a investire nell’IA e a metterla a disposizione del personale, con l’idea di fornire lo strumento giusto per ogni attività.
Dal tokenmaxxing alla resa dei conti
Il caso colpisce soprattutto perché Accenture è stata tra le realtà che hanno spinto con più decisione sull’adozione dell’IA. Nel mondo tech si era diffusa perfino l’espressione tokenmaxxing, cioè la tendenza a massimizzare il consumo di token, con alcune aziende che lo misuravano attraverso classifiche interne e lo trattavano come un indicatore di quanto i dipendenti usassero davvero questi strumenti. Un meccanismo che rischiava di premiare l’uso dell’IA anche quando non serviva affatto.
I limiti sono emersi in fretta. Più le applicazioni diventano sofisticate, più i consumi crescono, e questo vale in particolare per gli agenti e per i tool di programmazione, che per portare a termine un singolo compito possono fare molte chiamate ai modelli, analizzare grandi quantità di codice e ripetere da soli una serie di operazioni. La stessa Anthropic avverte i clienti Enterprise che Claude Code e gli altri strumenti avanzati consumano token a un ritmo nettamente superiore rispetto alla chat tradizionale, e mette a disposizione limiti di spesa per organizzazione, gruppo e singolo utente. Il tema è così sentito che McKinsey parla ormai di “enterprise AI tokenomics”, ovvero capire quale modello usare per ogni compito, quanto far lavorare gli agenti e dove tagliare i consumi poco redditizi. Secondo una piccola indagine dello scorso maggio, passando dalla sperimentazione all’uso su larga scala la spesa può quasi quadruplicare, e il 93% delle organizzazioni intervistate ammetteva di aver sforato il budget destinato all’IA.
Amazon, Microsoft, Uber e JPMorgan cambiano passo
La correzione di rotta si era già vista in Amazon, che aveva fissato obiettivi di utilizzo per molti sviluppatori e monitorava i consumi con classifiche interne. Alcuni dipendenti avevano cominciato ad automatizzare attività del tutto inutili pur di scalare posizioni, così il colosso di Seattle ha eliminato quelle graduatorie, spesso nate in modo informale dagli stessi lavoratori, e il vicepresidente senior Dave Treadwell ha invitato a non usare l’IA solo per il gusto di farlo. Anche Microsoft ha cambiato registro e da luglio ogni divisione ha un “AI token budget target”, con i dipendenti che possono vedere quanto spendono e un messaggio interno chiaro sul fatto che il tokenmaxxing non è l’obiettivo. Paramount ha invece fissato limiti mensili al consumo di Claude per parte del personale tecnico, modulati in base al ruolo e con la possibilità di chiedere token aggiuntivi.
A giugno Uber ha introdotto un tetto di circa 1.300 euro al mese per dipendente e per ciascuno strumento di coding agentico, come Claude Code o Cursor, dopo aver esaurito in appena quattro mesi il budget per l’IA previsto per tutto l’anno. Ogni lavoratore dispone di un cruscotto per tenere d’occhio i propri consumi. Perfino JPMorgan, con un budget tecnologico annuale vicino ai 17 miliardi di euro, ha imposto ad alcuni ingegneri un limite mensile di circa 1.700 euro per Claude.
Token più economici ma bollette più pesanti
Il paradosso è che il costo dei token sta scendendo, grazie alla concorrenza tra fornitori e a modelli sempre più efficienti. Il volume di utilizzo però cresce molto più rapidamente, soprattutto con gli agenti, e la spesa complessiva finisce per salire per chi usa questi strumenti in modo intensivo. Il nodo sta nei piani aziendali come Claude Enterprise, che spesso non prevedono un canone fisso a postazione ma costi legati al traffico reale e alle chiamate API. Lavorando con agenti autonomi su enormi basi di codice per giornate intere, alcuni dipendenti generavano picchi di spesa lontanissimi dalle stime iniziali, trasformando quella che doveva essere una comoda licenza a forfait in un conto salatissimo calcolato token per token.
Fonte: TecnoAndroid


