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Robot umanoidi, perché le case automobilistiche guidano la corsa

I robot umanoidi sono diventati il nuovo campo di battaglia dei grandi nomi dell’auto, e la lista di chi ci si sta buttando dentro cresce quasi ogni settimana. Tesla, XPeng, BYD, Chery, Xiaomi, Hyundai, BMW, Mercedes. Nomi che di solito si associano a berline elettriche o a SUV, non certo a macchine che camminano su due gambe e afferrano oggetti con due braccia. Eppure eccoli qui, tutti impegnati sullo stesso terreno.

A prima vista può sembrare una scelta bizzarra. Che cosa spinge un produttore di auto elettriche a mettersi a costruire androidi? La domanda è legittima, e sulla carta l’accostamento sorprende parecchio. Un’automobile serve per spostarsi, un robot con arti articolati fa tutt’altro mestiere. Ma basta guardare un po’ più da vicino cosa hanno davvero in comune questi due mondi per capire che il salto è molto meno azzardato di quanto sembri.

Perché auto e robot umanoidi condividono più di quanto sembri

Il punto è che una vettura elettrica e un robot umanoide pescano dalla stessa cassetta degli attrezzi tecnologica. Batterie, motori elettrici, sensori, sistemi di visione, software per gestire il movimento e prendere decisioni in tempo reale. Sono ingredienti che i costruttori automobilistici hanno già sviluppato e affinato per anni sulle loro macchine. Riadattarli per far muovere un corpo meccanico non è un percorso a zero, ma parte da basi solide.

Non è un caso, quindi, che aziende come Tesla e XPeng siano tra le più esposte su questo fronte. Chi ha già investito miliardi in guida autonoma e intelligenza artificiale possiede competenze che si trasferiscono in modo abbastanza naturale a una macchina che deve camminare, riconoscere l’ambiente e reagire agli ostacoli. Lo stesso vale per BYD, che sull’elettrico ha costruito un impero e ora guarda oltre.

E poi c’è la questione produttiva. Chi sa fabbricare automobili in serie sa anche gestire catene di montaggio complesse, fornitori, componenti su larga scala. Portare quella logica industriale nel campo dei robot significa avere un vantaggio di partenza non da poco rispetto a chi arriva da altri settori. La differenza tra un prototipo da mostrare in fiera e un prodotto vero, costruito a migliaia di esemplari, passa proprio da lì.

Il fatto che colossi come Xiaomi, Chery, Hyundai, BMW e Mercedes si siano messi in fila per la stessa gara racconta bene quanto le poste in gioco siano alte. Nessuno vuole restare indietro su una tecnologia che potrebbe cambiare il modo di lavorare nelle fabbriche e forse un giorno anche nelle case. La sfida è appena cominciata, ma i protagonisti sono già tutti schierati, e arrivano quasi tutti dallo stesso mondo, quello delle quattro ruote.

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