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Robot industriali, Trump li dichiara minaccia alla sicurezza USA

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Il presidente Donald Trump ha deciso di considerare le importazioni di robot industriali fabbricati all’estero come una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Il proclama presidenziale, firmato il 28 ottobre 2026, avvia nuovi negoziati con i partner commerciali americani e lascia aperta la possibilità di introdurre in futuro dazi specifici su questi macchinari.

Si tratta di un netto aumento dell’attenzione governativa verso i robot industriali stranieri, una scelta che potrebbe complicare la vita produttiva di molte grandi aziende statunitensi che su queste macchine fanno affidamento ogni giorno. Nell’elenco figurano i colossi dell’auto di Detroit come General Motors e Ford, il produttore di veicoli elettrici Tesla e i giganti dell’aerospazio e della difesa come Boeing e Lockheed Martin.

Le ragioni del proclama e il precedente della FCC

Nel testo firmato da Donald Trump i robot e i macchinari industriali vengono descritti come fondamentali per la produzione dei sistemi d’arma dell’esercito americano e come una «forza trainante» per tutti i settori delle infrastrutture critiche dell’economia nazionale. Il documento richiama un’indagine condotta sotto la guida del segretario al Commercio Howard Lutnick, secondo la quale le importazioni di questi robot comportano rischi per la base industriale del Paese e minacciano la competitività di lungo periodo degli Stati Uniti in un comparto sempre più cruciale per la sicurezza nazionale.

Sempre stando al Dipartimento del Commercio, l’indagine avrebbe individuato anche «rischi unici per la sicurezza» capaci di introdurre vulnerabilità informatiche significative, con possibili conseguenze gravi per il Paese. È un linguaggio che ricorda da vicino le giustificazioni usate dalla FCC, la Commissione federale per le comunicazioni dell’amministrazione Trump, quando a luglio 2026 ha vietato i nuovi modelli di robot prodotti all’estero come gli aspirapolvere robot, i cani robot a quattro zampe e gli umanoidi. In quel caso però erano stati esplicitamente esclusi i bracci robotici industriali e gli altri robot fissi, cioè proprio quelli che si trovano comunemente nelle fabbriche automobilistiche e nei magazzini della logistica.

Adesso la direttiva presidenziale chiede agli Stati Uniti e ai loro partner di «adeguare le importazioni di robotica, macchinari industriali e relativi componenti» e punta a raggiungere nuovi accordi entro 180 giorni dalla data del proclama. Se allo scadere di quel termine non ci sarà alcuna intesa, il presidente potrà intervenire con ulteriori misure come dazi, imposte, quote e tariffe su queste importazioni.

Chi pagherebbe il conto e perché l’America dipende dall’estero

Eventuali dazi o oneri aggiuntivi ricadrebbero ovviamente sulle aziende statunitensi che acquistano i robot industriali stranieri. Questo farebbe con ogni probabilità lievitare i costi della manifattura americana proprio mentre gli Stati Uniti sono diventati il secondo mercato al mondo per utilizzo di robot in fabbrica, con quasi 38.500 nuove installazioni registrate nel 2025 secondo la Federazione internazionale di robotica.

Le grandi imprese dell’auto e dell’aerospazio comprano spesso i loro grandi bracci robotici dai cosiddetti «quattro grandi» del settore, ovvero FANUC, ABB, Yaskawa e KUKA, con sede in Giappone, Svizzera e Germania. Nessuna azienda americana offre oggi un hardware pesante paragonabile, anche se i produttori stranieri stanno ampliando le loro strutture di ingegneria e assemblaggio sul suolo statunitense. Perfino Amazon, che probabilmente impiega più lavoratori robotici di qualsiasi altra realtà al mondo, continua a usare alcuni robot stranieri come i bracci giapponesi di FANUC, nonostante abbia potenziato in modo consistente la produzione interna e sviluppato alcuni bracci specializzati.

Lo stesso proclama di Trump ammette che le aziende americane del settore non producono abbastanza robot industriali per soddisfare le esigenze di sicurezza nazionale e che il Paese dipende dalle importazioni per la maggior parte dei tipi di robotica, dei macchinari industriali e dei loro componenti. Un eventuale dazio, del resto, resterebbe comunque al di sotto di un blocco totale delle importazioni. E come ha dimostrato di recente Intel, le grandi aziende statunitensi possono ancora ottenere deroghe dall’amministrazione Trump per continuare a utilizzare robot stranieri anche quando un divieto formale è in vigore.

Fonte: TecnoAndroid

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