Robert Kirkman non ha mai avuto problemi a togliere di mezzo i suoi protagonisti. Chiunque abbia seguito anche solo un paio di stagioni di The Walking Dead lo sa benissimo. Eppure, davanti a un certo collega, persino il papà della saga zombie alza le mani e ammette di non essere il più spietato sulla piazza. Il collega in questione è George R.R. Martin, l’uomo che ha trasformato la morte dei personaggi in qualcosa che assomiglia parecchio a una disciplina precisa.
La cosa fa quasi sorridere, se ci si pensa. Perché The Walking Dead, nel corso degli anni, non si è certo risparmiata. Chi entrava nel cast sapeva benissimo che il proprio tempo poteva scadere da un momento all’altro, senza troppi preavvisi e spesso nei modi più brutali. La serie post apocalittica ha costruito gran parte della sua tensione proprio su questa regola non scritta. Nessuno è davvero al sicuro, mai. Eppure, secondo lo stesso Kirkman, c’è chi sa fare tutto questo ancora meglio.
L’inchino di Kirkman davanti a Game of Thrones
A spuntarla, nel confronto, è Game of Thrones. Davanti alla serie tratta dai romanzi di Martin, Robert Kirkman ammette senza giri di parole di trovarsi un gradino sotto. Un riconoscimento che, da uno che di personaggi ne ha eliminati parecchi, pesa più del solito. Quando a parlare di crudeltà narrativa è proprio l’autore di una delle storie più sanguinose della televisione recente, vale la pena ascoltare.
Il punto, in fondo, è proprio questo. Far morire un personaggio non significa soltanto cancellarlo dalla scena. Serve coraggio nel costruire l’attesa, nel rendere quella perdita inevitabile eppure inaspettata. E qui entra in gioco la bravura di George R.R. Martin, capace di colpire dove fa più male, spesso proprio quando lo spettatore si era affezionato al punto giusto. Una capacità che ha reso celebre la sua scrittura ben oltre i confini del piccolo schermo.
Kirkman, dal canto suo, non sembra affatto infastidito da questo paragone. Anzi, l’ammirazione traspare chiaramente nelle sue parole. Riconoscere il talento altrui, soprattutto quando si lavora nello stesso terreno, non è scontato. E il fatto che a farlo sia uno degli autori più influenti del fumetto e della televisione moderna rende il complimento ancora più significativo.
Tra The Walking Dead e Game of Thrones, insomma, si gioca una sorta di sfida a distanza su chi sappia gestire meglio l’arte difficilissima di dire addio ai propri protagonisti. Due saghe diversissime tra loro, una popolata di morti viventi e l’altra di intrighi tra casate nobiliari, accomunate però dalla stessa spietatezza nel trattare chi le abita. E in questo confronto particolare, a uscirne vincitore secondo Kirkman è proprio George R.R. Martin, con la sua capacità di rendere ogni morte un momento che resta impresso a lungo nella memoria di chi guarda.