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Resonance: A Plague Tale Legacy conquista la critica

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Le lodi della stampa internazionale arrivano tutte insieme, compresse in poco più di un minuto di montaggio: Resonance: A Plague Tale Legacy ha convinto la critica, e il trailer dei riconoscimenti pubblicato da Asobo Studio serve proprio a metterlo nero su bianco. Voti alti, citazioni entusiaste, quel tipo di accoglienza che di solito accompagna i progetti riusciti al primo colpo. Solo che qui, di primo colpo, non c’era proprio nulla.

Le frasi selezionate per il video raccontano più o meno tutte la stessa cosa. Il prequel viene descritto come uno spettacolo per gli occhi, un’avventura capace di tenere incollati dall’inizio alla fine, la conferma del talento di Asobo Studio dopo i primi due capitoli della saga. Detto così sembra ordinaria amministrazione, ma vale la pena ricordare da dove si partiva. Cambiare pelle a una serie che aveva costruito la propria identità su tutt’altro tipo di ritmo era una scommessa piuttosto rischiosa, e il fatto che il risultato regga significa che il lavoro dietro le quinte è stato fatto bene.

Da gioco stealth a action adventure, una virata che poteva finire male

Il punto centrale è tutto qui. Resonance abbandona le meccaniche stealth che avevano definito i capitoli precedenti e sposa un impianto action adventure vero e proprio, con combattimenti spettacolari e una struttura molto più diretta. Il giocatore alterna il controllo di Sophia e quello di Teseo, un antico guerriero avvolto nel mistero, e questa doppia prospettiva diventa uno degli assi portanti dell’esperienza.

Rivoluzionare il gameplay di una saga amata è il genere di operazione che spesso si ritorce contro chi la tenta. In questo caso, invece, la critica ha premiato la scelta. Merito di una regia che tiene il passo e di scenari costruiti con una cura che si nota fin dalle prime battute. La campagna di A Plague Tale Legacy comincia tra le calli di Venezia, con tutto quello che la città porta con sé in termini di atmosfera, e si spinge fino all’Isola del Minotauro.

Il viaggio di Sophia verso l’Isola del Minotauro

È proprio quell’isola il cuore della vicenda. Sophia, protagonista dell’avventura, sembra legata a quel luogo da qualcosa che affonda le radici nella sua infanzia. Da bambina era tormentata da visioni che non riusciva a decifrare, e solo arrivando lì riesce finalmente a capirne il significato.

Il percorso non è una passeggiata. Enigmi, trappole, scontri che diventano progressivamente più impegnativi. Sophia può contare sulle proprie abilità e su un antico manufatto pensato per manipolare la luce, elemento che diventa strumento di gioco oltre che simbolo narrativo. Chi conosce la serie sa quanto la luce sia sempre stata centrale nell’immaginario di A Plague Tale, e vederla tornare in una veste diversa è uno dei collegamenti più eleganti con il passato del franchise. Nelle profondità dell’isola, però, si nasconde un segreto tutt’altro che rassicurante. La domanda che il gioco pone è se Sophia troverà il coraggio necessario per arrivare fino in fondo, e la struttura narrativa costruisce l’attesa attorno a questo interrogativo senza sciogliere il nodo troppo presto.

Un prequel che si prende dei rischi e li vince

Il quadro complessivo restituisce l’immagine di un titolo notevole, sostenuto da una direzione artistica di primo livello e da un cambio di formula che avrebbe potuto essere un disastro. Le valutazioni raccolte da Resonance: A Plague Tale Legacy raccontano invece di un lavoro solido, capace di ampliare l’universo della serie senza tradirne l’anima.

Il trailer dei riconoscimenti, in fondo, è la sintesi di tutto questo: un elenco di giudizi positivi che certificano quanto Teseo e Sophia siano riusciti a farsi spazio in una saga già ben definita.

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