Negli ultimi anni le celle solari in perovskite sono state raccontate come la grande promessa del fotovoltaico: leggere, flessibili, efficienti e persino più economiche del silicio. Ma c’è sempre stato un “ma”: i processi di produzione troppo complicati e costosi hanno frenato la corsa verso un’adozione di massa. Ora dal Giappone arriva un annuncio che potrebbe cambiare le carte in tavola.
Sumitomo semplifica la produzione di perovskiti
La società Sumitomo Heavy Industries ha sviluppato una tecnica battezzata Reactive Plasma Deposition, capace di semplificare la realizzazione di uno degli strati fondamentali delle celle, quello che trasporta gli elettroni. Senza questo passaggio, l’energia catturata dalla luce resterebbe intrappolata e la cella non produrrebbe nulla.
Il problema è che finora per creare questo strato si ricorreva a temperature elevatissime o a sostanze chimiche poco sicure, con due effetti collaterali: danneggiare il materiale e far lievitare i costi. Con il nuovo metodo, invece, diventa possibile “disegnare” sottilissimi film di ossido di stagno in maniera più delicata, rapida e soprattutto economica. Si parla di un abbattimento dei costi quasi totale – fino al 99,5% – e di una velocità fino a 200 volte superiore rispetto alle tecniche tradizionali.
Al di là dei numeri, l’aspetto interessante è che questo sistema non richiede gas pericolosi e può essere compatibile con altri materiali già presenti nelle celle. Significa che, in teoria, potrebbe aprire la strada a una produzione continua e su larga scala, superando uno degli ostacoli che da anni bloccano la diffusione delle perovskiti.
Ovviamente non è tutto risolto. Restano questioni pratiche come la disponibilità delle materie prime o la gestione dei gas utilizzati. Ma la direzione è chiara: il Giappone ha fissato l’obiettivo di raggiungere entro il 2040 venti gigawatt di capacità installata, puntando soprattutto su applicazioni urbane, dai pannelli sottili agli edifici rivestiti di celle flessibili. I primi test hanno già regalato risultati incoraggianti, con efficienze record superiori al 26% in celle combinate perovskite-silicio.
In altre parole, quella che fino a poco tempo fa sembrava solo una tecnologia promettente ma fragile potrebbe avvicinarsi a un vero debutto commerciale. Se gli sviluppi confermeranno le attese, il prossimo decennio potrebbe essere quello in cui vedremo finalmente le perovskiti uscire dai laboratori per illuminare le città.