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Il portapacchi sul tetto è uno degli accessori più amati da chi viaggia spesso, eppure il suo effetto sui consumi di carburante è decisamente più pesante di quanto si immagini. Con i prezzi alla pompa che continuano a gravare sui bilanci familiari, ricavare ogni chilometro possibile da un pieno è diventata quasi un’ossessione. I consigli classici li conoscono tutti, cioè guidare con il piede leggero sull’acceleratore e controllare di tanto in tanto la pressione degli pneumatici. Funzionano, certo. Ma c’è un altro fattore che merita la stessa attenzione e se ne sta lì, proprio sopra la testa del guidatore, a erodere lentamente il portafoglio.
Le case automobilistiche investono milioni nella messa a punto dell’aerodinamica dei loro modelli, ma le esigenze pratiche e le mode del mercato degli accessori finiscono spesso per vanificare quel lavoro, peggiorando in modo sensibile il coefficiente di resistenza del veicolo. Barre trasversali e box da tetto sono indiscutibilmente comodi per le vacanze in famiglia, i lunghi viaggi o le gite in campeggio. Il problema nasce quando restano montati tutto l’anno senza essere usati, perché a quel punto diventano un costo fisso che si paga a ogni tragitto quotidiano.
Quanto pesano davvero le barre sul tetto
Il nodo principale, come per quasi tutti gli elementi applicati all’esterno della carrozzeria, è l’aumento inevitabile della resistenza aerodinamica, anche se pure il peso fa la sua parte. Gli accessori fissati sul tetto allargano la superficie frontale dell’auto e soprattutto interrompono il flusso d’aria che scorre sopra la vettura, generando turbolenze. La fisica insegna che questi effetti negativi diventano molto più marcati alle velocità autostradali. E nemmeno le soluzioni originali di fabbrica, magari disegnate con forme studiate per fendere l’aria, riescono a evitare un conto salato in termini di efficienza.
Qualche anno fa una prova su strada con una Kia Carnival ha mostrato in modo molto concreto cosa succede togliendo le barre montate in fabbrica. Il miglioramento è stato immediato, con un consumo reale passato da 25 a 28 miglia per gallone. Tradotto in pratica, l’autonomia della monovolume in autostrada è cresciuta di ben 97 km.
Un altro test ha coinvolto una Nissan Altima, berlina che con il portapacchi installato ha registrato un calo dell’efficienza dell’11% a 105 km/h, pari a 5 miglia per gallone in meno. Aggiungendo anche un box portabagagli la penalizzazione è salita al 19%, cioè 9 miglia per gallone perse. Su un SUV dalla forma più squadrata le differenze si sono rivelate meno drammatiche, ma viaggiare senza barre sul tetto permette comunque sempre di risparmiare qualcosa sul carburante.
La moda degli accessori da avventura
Negli ultimi anni i SUV dallo stile robusto stanno conquistando sempre più clienti e i designer fanno di tutto per renderli più muscolosi e dall’aria capace. Una tendenza che arriva anche dalla Cina, dove i costruttori locali riprendono vari dettagli dei fuoristrada più iconici per disegnare i propri SUV tecnologici, spinti da motori elettrici o con estensore di autonomia.
Va detto che i fuoristrada puri come Jeep Wrangler, Ford Bronco, Land Cruiser, Toyota 4Runner, Mercedes Classe G e Land Rover Defender non sono mai nati per brillare in fatto di efficienza aerodinamica. Su questi mezzi aggiungere allargamenti dei parafanghi, piastre paracolpi, sospensioni rialzate, snorkel, portapacchi e barre luminose a LED supplementari non cambia granché un profilo che è già squadrato di suo. Il discorso è diverso per crossover e SUV pensati per l’asfalto, oltre che per berline compatte, station wagon e monovolume. Montare accessori simili su queste vetture obbliga chi le guida a fermarsi più spesso dal benzinaio, con una spesa evitabile che si somma ai costi già crescenti legati al possesso di un’auto.
Fonte: TecnoAndroid


