Quei filmati che girano sui social, dove qualcuno mostra vincite stratosferiche piazzando scommesse, meritano un occhio molto più critico del solito. Un’indagine giornalistica ha rivelato che Polymarket avrebbe pagato diversi creator per pubblicare contenuti ingannevoli pensati per promuovere la sua piattaforma di previsioni. Su 1.105 video TikTok analizzati, 778 sembravano mostrare una persona intenta a piazzare una scommessa. Peccato che, guardando meglio, nessuno di questi mostrasse davvero il sito ufficiale di Polymarket. Al loro posto venivano usate pagine fasulle, costruite apposta per somigliare a quella vera.
Il dettaglio più interessante riguarda i risultati di quelle giocate. Per più della metà dei video che esibivano scommesse vincenti, nella realtà si sarebbe trattato di perdite. I creator coinvolti hanno raccontato di aver ricevuto materiali e istruzioni precise, pensati per rendere i loro contenuti più convincenti e accattivanti. Non solo: secondo quanto emerso, ci sarebbe stata anche una vera e propria squadra social incaricata di ricondividere quei video e spingerli verso la viralità. Un meccanismo costruito a tavolino, insomma, dove l’illusione del guadagno facile era parte integrante della strategia.
Polymarket: le scommesse predittive sotto la lente dei governi
Il tema è caldo perché Polymarket sta finendo spesso sotto i riflettori, complice il modo in cui i governi stanno provando a mettere ordine in un settore ancora poco regolamentato. I cosiddetti prediction market, ovvero le piattaforme dove si scommette sull’esito di eventi futuri, hanno cominciato a creare grattacapi alle autorità. Negli Stati Uniti il Minnesota è diventato il primo stato a vietarli del tutto. Altri stati hanno tentato di seguire la stessa strada, ma diverse cause legali hanno rimesso in discussione quegli sforzi, rallentando tutto.
La questione, però, non si ferma ai confini americani. In Spagna, lo scorso maggio, le autorità hanno bloccato sia Polymarket sia un’altra piattaforma del genere, Kalshi, mentre cercano di capire se queste attività finiscano per violare la legge nazionale sul gioco d’azzardo. Un nodo non da poco, perché la linea tra previsione e scommessa è sottile, e diversi paesi stanno ancora ragionando su come trattarla dal punto di vista legale.
Quello che colpisce, alla fine, è la distanza tra l’immagine costruita per i social e ciò che accadeva davvero. I numeri parlano chiaro: 778 video su 1.105 mostravano presunte giocate, ma nessuno sul sito reale. E in oltre la metà dei casi, le vincite sbandierate sarebbero state in realtà delle perdite secche. Una macchina del consenso digitale che, mentre i regolatori provano a inseguire il fenomeno, continuava a far sembrare tutto più semplice e redditizio di quanto fosse.