Il calore è diventato il problema più sottovalutato degli smartphone, e con l’intelligenza artificiale che ormai gira dentro ogni chip la faccenda sta peggiorando in fretta. Per questo il raffreddamento a liquido sui Galaxy del futuro non è più fantascienza: secondo quanto trapela, Samsung avrebbe già messo in piedi un team di ricerca dedicato proprio a questo, presso il suo Manufacturing Technology Center. L’idea è portare un sistema di raffreddamento attivo, di quelli che si vedono nei PC da gaming, dentro i Galaxy top di gamma del 2027 e 2028.
Cosa c’è oggi dentro i top di gamma e cosa potrebbe cambiare
Per capire la portata della cosa, conviene partire da quello che monta adesso uno smartphone di fascia alta. Le camere di vapore passive sono il sistema standard: un liquido evapora assorbendo calore e poi si condensa rilasciandolo, il tutto senza parti in movimento. Sono silenziose, compatte, non consumano energia. Il difetto è che sotto sforzo prolungato, o semplicemente con il telefono esposto al sole, le prestazioni iniziano a calare. Chiunque abbia provato a girare un video in 4K all’aperto in piena estate sa benissimo di cosa si parla.
Al momento l’unico telefono in commercio con un vero raffreddamento a liquido attivo è il RedMagic 11 Pro, venduto anche in Italia. Dentro ci sono micro pompe che spingono il refrigerante in micro canali, visibili persino nelle versioni con scocca trasparente. Il risultato è ottimo, ma il sistema lavora insieme a camera di vapore, metallo liquido e ventola, quindi quanto pesi davvero la sola parte liquida non è chiaro. RedMagic stessa ammette che, sotto pressione eccessiva, possono esserci piccole perdite, e che le parti meccaniche introducono un rischio di guasto che le camere di vapore passive non hanno.
La strada di Samsung: solo liquido, niente ventola
Samsung punta su un approccio diverso. Il ricercatore Park Min, durante un seminario sulle tecnologie di dissipazione termica tenuto al Samsung Advanced Institute of Technology, ha spiegato la direzione: “Stiamo studiando l’utilizzo del solo raffreddamento a liquido. Poiché il raffreddamento a liquido con ventole presenta problemi di rumorosità e molte altre limitazioni, ci stiamo concentrando sul raffreddamento a liquido e stiamo valutando una soluzione per massimizzare le prestazioni attraverso una struttura che si collega direttamente al processore”.
Tradotto: niente ventola, niente aria che gira, solo liquido a contatto diretto con il chip. Se funziona davvero, sparisce il problema del rumore e il sistema meccanico diventa più semplice rispetto a quello del RedMagic. Park ha aggiunto un concetto che sembra ovvio ma che oggi pesa parecchio, cioè che “la temperatura e le prestazioni sono strettamente correlate e che la temperatura può costituire una delle principali cause di malfunzionamento dei dispositivi elettronici”. Con l’IA che richiede calcoli pesanti e continui, gestire il calore diventa decisivo.
Non sorprende che anche Apple abbia iniziato a depositare brevetti sul raffreddamento attivo, cosa ammessa dallo stesso ricercatore coreano. La gara è partita, e chi arriverà per primo con una soluzione solida si porterà a casa un vantaggio concreto.
C’è però un dettaglio scomodo. Samsung un passato con il throttling termico ce l’ha già: nel 2022 il Game Optimization Service, l’app che limitava le prestazioni per tenere a bada il calore, finì in mezzo a una polemica perché falsava i benchmark. Con il raffreddamento a liquido la pressione per eliminare o ridurre al minimo queste limitazioni sarà fortissima, e sarà interessante capire se Samsung riuscirà davvero a garantire prestazioni stabili anche sotto carico prolungato. Il prodotto finito è ancora distante, ma la rotta è tracciata: il raffreddamento degli smartphone somiglia sempre più a quello dei computer, e stavolta non è solo marketing.