Il Pentagono ha trovato una scorciatoia per smaltire la montagna di compiti che il Congresso gli assegna ogni anno, e ne va anche fiero. Stiamo parlando dell’uso dell’intelligenza artificiale generativa per scrivere centinaia di relazioni obbligatorie su temi di sicurezza nazionale, un lavoro che fino a poco tempo fa richiedeva migliaia di ore di personale. Adesso, a sentire i vertici del Dipartimento della Difesa statunitense, bastano poche ore e un buon prompt.
A mettere la cosa nero su bianco è stato Emil Michael, Chief Technology Officer del Pentagono, durante un evento organizzato dall’Hudson Institute a Washington lo scorso 12 giugno. Il dipartimento, ribattezzato Department of War sotto l’amministrazione Trump, ha reso disponibili gli strumenti di AI a tutti e sei i rami delle forze armate attraverso una piattaforma dedicata chiamata GenAI.mil, partita a dicembre del 2025 con Gemini for Government di Google Cloud. Le parole di Michael sono state piuttosto dirette: deve consegnare relazioni al Congresso ogni anno, allora carica tutti i documenti sul sistema e si fa preparare una bozza che altrimenti porterebbe via duecento ore di lavoro, riducendole a cinque.
Non è un caso isolato. Jacob Glassman, alto funzionario del dipartimento, aveva raccontato in aprile di aver detto a una squadra a corto di personale, alle prese con una relazione obbligatoria, di arrangiarsi proprio con GenAI.mil. Risultato? A distanza di una settimana il team sarebbe tornato sostenendo che quello generato dall’AI era il miglior rapporto scritto negli ultimi cinque anni. Quale fosse la relazione in questione, però, non è dato saperlo.
Una mole di carta che cresce ogni anno
Per capire la tentazione bisogna guardare ai numeri. La Difesa americana fatica da sempre a consegnare queste relazioni nei tempi giusti, e la quantità tende a salire a ogni nuova legge di spesa approvata dal Congresso. Si è passati da poco più di 500 relazioni nel 2000 a oltre 1.400 nel 2020. C’è chi, all’ufficio Affari Legislativi, deve setacciare gli statuti militari quasi riga per riga per individuare i nuovi obblighi di rendicontazione. Un processo che, tra identificazione dei requisiti e assegnazione ai team giusti, può richiedere dai tre ai sei mesi. Peccato che alcune di queste relazioni vadano consegnate entro un anno.
I rischi di correre troppo con l’AI
Vista la fatica, lo strumento appare allettante. Ma altre realtà, dagli studi legali alle grandi società di consulenza, hanno già toccato con mano i guai che arrivano quando ci si affida a testi sfornati dall’AI generativa senza un controllo umano serio. Uno degli ultimi casi riguarda il colosso KPMG, che ha dovuto ritirare un report sull’uso dell’intelligenza artificiale nelle aziende perché pieno di errori e affermazioni false, anch’esse partorite da un algoritmo. Il titolo, ironia della sorte, era “Redefining excellence in the age of agentic AI”.
Quali controlli abbia messo in piedi il Pentagono per verificare l’accuratezza dei suoi rapporti resta poco chiaro. Eppure si tratta di documenti decisivi per la supervisione del Congresso, pensati per tenere sotto controllo come l’esercito spende i soldi dei contribuenti. Qualsiasi errore indotto dalla macchina rischia di minare proprio quel meccanismo di responsabilità. Il tutto mentre la Difesa ha chiesto un budget senza precedenti di 1.500 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2027.
L’uso dell’AI tra i militari non si ferma alle relazioni. Spunta anche nelle valutazioni del personale, nelle motivazioni per le medaglie e nei colloqui disciplinari. E i numeri della diffusione parlano chiaro: gli utenti di strumenti come Gemini su GenAI.mil sono passati dagli 80.000 di dicembre 2025 a un milione e mezzo a giugno 2026, su una forza lavoro complessiva di circa 3,5 milioni di persone.
Google è solo una delle aziende tech americane che nel 2025 hanno firmato accordi con la General Services Administration per offrire i propri strumenti alle agenzie federali a prezzi fortemente scontati. Il primo maggio il Dipartimento della Difesa ha poi annunciato intese con otto tra le principali società di frontier AI per portare più strumenti sulle reti classificate a uso operativo. Nella lista figurano SpaceX, OpenAI, Google, Nvidia, Reflection AI, Microsoft, Amazon Web Services e Oracle. Quanto il governo paghi per questi contratti non è stato rivelato. Salta all’occhio però un’assenza pesante, quella di Anthropic, finita nella lista nera dell’amministrazione Trump dopo che l’azienda avrebbe rifiutato di lasciare usare i propri modelli Claude in modo illimitato per la guerra autonoma e la sorveglianza di massa.