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Camminando sui marciapiedi durante l’estate capita sempre più spesso di imbattersi in una scena poco piacevole, quella dei bombi morti lasciati sull’asfalto. Non è un caso isolato né qualcosa che riguarda una singola città. Dietro questi piccoli corpi senza vita si nascondono spiegazioni che vanno dalla biologia naturale di questi insetti fino a fattori che dipendono direttamente dalle attività umane, e il quadro che ne emerge racconta molto sullo stato di salute dell’ambiente.
Partiamo da un dato che spesso sorprende. I bombi hanno una vita naturalmente breve. Vivono in colonie organizzate, tenute in piedi da operaie instancabili che però resistono appena quattro o sei settimane. In un lasso di tempo così ristretto le api più anziane muoiono, e per evitare che le malattie si diffondano nella colonia le giovani operaie in salute trasportano i corpi lontano dalla loro casa. Ecco perché li ritroviamo sui marciapiedi, apparentemente senza motivo.
Il caldo estremo e i pesticidi che mettono in ginocchio le api
C’è poi la questione del clima. Il giugno del 2026 è stato il più caldo mai registrato in Inghilterra e il secondo più torrido nel Regno Unito, con temperature elevate attese per tutta l’estate. Questo genere di calore provoca quello che gli esperti chiamano stress termico. Un’esposizione prolungata altera lo sviluppo degli insetti e minaccia la stabilità delle popolazioni nel lungo periodo.
Le ondate di calore rovinano la capacità di riprodursi, di volare e di cercare cibo. Gli insetti sociali come i bombi si raffreddano sventolando le ali, ma quando il caldo diventa estremo questo trucco non basta più. Con l’aumento delle temperature le api tendono ad aumentare la ricerca di cibo e a coprire distanze maggiori. Riescono a regolare la temperatura corporea spostando il calore mentre volano, però gli estremi finiscono per intaccare la loro salute.
Un altro nemico silenzioso sono i pesticidi e gli erbicidi, ormai di uso comune. Queste sostanze colpiscono direttamente le api, ma fanno anche di peggio, eliminano piante fondamentali per la loro alimentazione. Il tarassaco, per esempio, è una fonte di nettare importantissima ma viene spesso trattato come una semplice erbaccia da estirpare. Il consiglio è chiaro, meglio lasciarlo dov’è invece di strapparlo dal giardino.
L’ironia è amara. I pesticidi vengono usati per proteggere le colture dagli insetti nocivi, ma danneggiano proprio gli animali che quelle colture le impollinano. L’Unione Europea e il Regno Unito hanno vietato i neonicotinoidi più dannosi, eppure altri prodotti restano in circolazione. Organofosfati, piretroidi sintetici e fenilpirazoli provocano paralisi e morte, oltre a mandare in tilt il senso dell’orientamento delle api.
Perdita di habitat e il rischio per il nostro cibo
La perdita di habitat è un altro tassello pesante. Il suolo viene continuamente destinato a nuove abitazioni, ad agricoltura intensiva, a strade e altre strutture umane. Senza spazi adatti a sostenerle, le popolazioni di bombi soffrono. A questo si aggiunge il cosiddetto disallineamento fenologico, quando due organismi che dipendono l’uno dall’altro compaiono nel momento sbagliato. Le piante possono fiorire quando le api non sono ancora uscite dal letargo, oppure le api si svegliano troppo presto e non trovano nettare. Un disastro per entrambe.
Gli insetti sono il gruppo di animali più diversificato e numeroso del pianeta, eppure sono anche i più minacciati. In Europa il numero di specie di api selvatiche a rischio estinzione è più che raddoppiato, passando da 77 nel 2014 ad almeno 172 oggi, circa il 10 per cento delle specie valutate.
Il punto è che ne abbiamo un bisogno enorme. Le api sostengono circa il 75 per cento dell’impollinazione delle colture globali e quasi il 90 per cento di tutte le piante da fiore. Il resto viene impollinato da altri animali, dal vento o dalle condizioni atmosferiche. Perdere la sicurezza alimentare garantita dagli impollinatori significherebbe rischiare una crisi alimentare su scala mondiale.










