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Sulle saline di Bonneville, nello Utah, la JCB Hydromax ha messo a segno un record che sposta l’attenzione dall’elettrico a una tecnologia diversa: il motore a combustione alimentato a idrogeno. Velocità media ufficiale 653,909 km/h, cioè 406,320 mph, con al volante Andy Green, l’unico pilota ad aver superato in modo ufficiale la barriera del suono su terra. Il risultato, ottenuto come da prassi su due passaggi in direzioni opposte, attende adesso la ratifica definitiva della FIA.
I numeri dei due run raccontano bene quanto sia stato tirato l’esercizio. Nel primo passaggio la vettura ha toccato 400,623 mph, pari a 644,7 km/h, nel secondo è salita a 412,135 mph, ovvero 663,0 km/h. La media dei due tentativi ha portato al dato ufficiale, sotto la supervisione della FIA. Il confronto con il passato è netto: il precedente primato per una vettura con motore endotermico a idrogeno era della BMW H2R, fissato nel 2004 a 185,5 mph. La Hydromax ha inoltre battuto il riferimento dei veicoli a idrogeno con fuel cell, che apparteneva alla Venturi Buckeye Bullet 2 con circa 487,6 km/h.
Come è fatta la JCB Hydromax
Parliamo di un mezzo lungo circa 9,75 metri, sviluppato da JCB con il contributo di Prodrive, Ricardo e Xtrac. Sotto la carrozzeria affusolata lavorano due motori quattro cilindri turbo da 4,8 litri alimentati a idrogeno, per un totale di 1.600 CV. Non si tratta di un esercizio nato dal nulla: la base tecnica arriva direttamente dai motori a idrogeno che l’azienda britannica sta sviluppando per le proprie macchine da lavoro, un programma su cui sono stati investiti circa 100 milioni di sterline. L’obiettivo dichiarato è offrire un’alternativa al diesel proprio nei settori dove l’elettrificazione resta complicata, dai cantieri ai mezzi pesanti.
C’è un dato che dice molto sul funzionamento di questo motore a idrogeno: durante un’intera prova di record la Hydromax consuma poco più di 2 kg di combustibile e produce circa 18 litri d’acqua. L’assenza di carbonio nel carburante azzera le emissioni di CO₂ legate alla combustione, anche se un endotermico a idrogeno può comunque generare ossidi di azoto, i famosi NOx.
Andy Green, una carriera scritta sui record
Il nome di Andy Green è legato in modo indissolubile alla storia della velocità pura. Nel 1997, a bordo della ThrustSSC, il pilota britannico raggiunse 1.227,985 km/h nel deserto del Black Rock, diventando la prima e ancora oggi unica persona ad aver superato ufficialmente la velocità del suono sulla terraferma. Nove anni dopo, nel 2006, sempre a Bonneville e sempre con i colori JCB, portò la JCB Dieselmax a 563,418 km/h, primato mondiale per un veicolo diesel che nessuno ha ancora scalzato.
Il progetto Hydromax si legge quindi come la naturale continuazione di quel percorso. Vent’anni dopo l’impresa della Dieselmax, l’azienda è tornata sulle stesse saline dello Utah con una vettura più potente e con una filosofia tecnica completamente diversa. Stesso pilota, stesso teatro, combustibile nuovo.
Perché un record di velocità interessa ai cantieri
Il senso dell’operazione va oltre lo spettacolo di una macchina che sfiora i 654 km/h su una distesa di sale. JCB usa la Hydromax come laboratorio estremo per dimostrare che il motore a combustione a idrogeno può funzionare in condizioni durissime e diventare una soluzione concreta anche per applicazioni industriali. La stessa tecnologia, in versione molto meno spinta, è già destinata alle macchine da costruzione del gruppo, dove il tema centrale non è la velocità di punta ma la sostituzione del gasolio in mezzi che lavorano tutto il giorno, spesso lontani da qualsiasi colonnina di ricarica.
Il primato di Bonneville, in attesa del timbro finale della FIA, fissa quindi due riferimenti in un colpo solo: quello per le vetture con motore endotermico a idrogeno e quello complessivo per i veicoli a idrogeno, fuel cell comprese.










