Per anni la ricerca di segnali alieni ha continuato a non dare risultati, e una nuova ipotesi prova a spiegare il perché. Forse non si tratta del fatto che là fuori non ci sia nessuno, ma di un ostacolo molto più banale e fisico di quanto si pensasse. Se davvero qualcuno avesse provato a mettersi in contatto con noi, potremmo non esserci semplicemente accorti di nulla, e la colpa sarebbe delle stelle.
Paradosso di Fermi: quando le stelle si mettono in mezzo
L’idea ruota attorno a un concetto piuttosto semplice da immaginare. I segnali che viaggiano attraverso lo spazio devono attraversare distanze enormi, e nel loro percorso incontrano ogni genere di interferenza stellare. La luce e l’energia emesse dalle stelle possono coprire, disturbare o degradare un eventuale messaggio in arrivo, rendendolo di fatto impossibile da distinguere dal rumore di fondo dell’universo.
In altre parole, una civiltà aliena potrebbe aver tentato di comunicare con la Terra senza che noi riuscissimo a captare nulla. Non perché il messaggio non sia mai partito, ma perché le condizioni lungo il tragitto lo hanno reso irriconoscibile. È una prospettiva che cambia un po’ il modo di guardare al silenzio cosmico in cui siamo immersi.
Un tassello del paradosso di Fermi
Questa spiegazione si inserisce in una delle questioni più discusse di sempre quando si parla di vita extraterrestre, ovvero il paradosso di Fermi. Il nodo è noto, se l’universo è così vasto e antico, e se le probabilità che esistano altre forme di vita sono concrete, perché non abbiamo mai trovato traccia di nessuno?
L’ipotesi legata all’interferenza delle stelle non pretende di risolvere l’intero enigma, ma ne illumina almeno una parte. Il fatto di non aver mai intercettato un segnale alieno non significa necessariamente che non ci sia nulla da intercettare. Potrebbe voler dire, più semplicemente, che gli strumenti e le condizioni con cui ascoltiamo il cosmo non sono ancora abbastanza raffinati per superare gli ostacoli naturali che si frappongono tra noi e un possibile interlocutore.
Per chi si occupa di SETI, la ricerca di intelligenze extraterrestri, questo tipo di ragionamento ha un valore pratico. Capire dove e come le interferenze possono nascondere i messaggi aiuta a indirizzare meglio gli sforzi, magari guardando in direzioni o su frequenze finora trascurate. Il silenzio che ci circonda, insomma, potrebbe non essere vuoto, ma soltanto coperto da un rumore che fino a oggi non siamo stati capaci di filtrare.